La chitarra di Mazzini rivive grazie a due Rotary

Sono milanesi le due società rotariane che hanno consentito il ripristino dello strumento

Due Rotary milanesi insieme per un progetto dedicato ad un capitolo particolare della storia d'Italia: il rapporto tra Giuseppe Mazzini (1805/1872) e la musica. Grazie alla sinergia delle due società è stata restaurata una delle chitarre che fu del noto pensatore, attualmente custodita alla Domus Mazziniana di Pisa.

Esistono altre due chitarre che appartennero al patriota risorgimentale, una di esse è conservata all'Istituto Mazziniano di Genova e l'altra è di proprietà del maestro Marco Battaglia.

La chitarra pisana, che ha ritrovato il suo suono originario grazie al contributo dei Rotary Club di Milano Naviglio Grande San Carlo e di Milano Borromeo Brivio Sforza, era della madre del fondatore della Giovine Italia e su di essa Mazzini si cimentò con i primi esercizi, sviluppando un amore per la musica che lo accompagnerà per tutta la vita. Questo tratto meno noto della sua personalità sarà al centro del programma di iniziative per l'apertura dell'anno della Domus Mazziniana in coincidenza con il 146° anniversario della sua morte, avvenuta a Pisa il 10 marzo del 1872. Oggi, alle ore 16, nella sede della Domus sarà ricollocata la chitarra restaurata, mentre nella Gipsoteca di arte antica si terrà la conferenza del maestro Liutaio Federico Gabrielli sul restauro dello strumento. In finale il concerto dal titolo «Sola favella comune a tutte le Nazioni», in cui il maestro Marco Battaglia si eserciterà nella prima esecuzione moderna con la chitarra appartenuta a Mazzini, eseguendo musiche di Niccolò Paganini, Mauro Giuliani e Johann Kaspar Mertz. Al concerto assisterà la ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.

All'interno del pensiero di elevazione del popolo europeo, la musica era per Mazzini il simbolo di un'epifania di progresso, uno stato a cui sarebbe dovuto giungere una volta abbandonato il suo individualismo. L'amore per la musica di Mazzini è legato al suo impegno politico. Esperto soprattutto di chitarra, fu autore di un volumetto, un trattato di estetica musicale, «Filosofia della musica». Proprio da pochi mesi l'Inno di Mameli è stato finalmente designato Inno d'Italia. Ebbene le prime critiche al Canto degli Italiani furono rivolte a Mameli proprio da Giuseppe Mazzini , che considerava il ritmo dell'opera troppo poco marziale . Contestava anche il testo, tanto che commissionò nel 1848 un nuovo brano a Mameli, dando l'incarico a Verdi di musicarlo. Il titolo del nuovo brano era «Suona la tromba . Il testo della prima strofa del componimento musicale recitava: «Suona la tromba / ondeggiano le insegne / gialle e nere / Fuoco! perdio / sui barbari / sulle vendute schiere / già ferve la battaglia / al Dio dei forti, osanna! / le baionette in canna / è giunta l'ora di pugnar!» . Ma Mazzini bocciò anche questo.