Ciak! si chiude (in città) In centro ormai solo 4 sale

Dopo l'Excelsior, anche il President e il Manzoni, ultimi in ordine cronologico, hanno dovuto cedere: le sale cinematografiche a Milano non s'hanno più da fare e il multiplex in stile «centro commerciale» che tutto racchiude e tutto soddisfa sarà destinato a rappresentare, prima o poi (più prima che poi), l'unico luogo in cui poter godere dei film freschi di pellicola. La Madonnina ha visto sorgere finora, come suggerisce il dettagliato sito internet del collega e storico del cinema Giuseppe Rausa, 167 sale: di queste, oggi, ne rimangono poco più di un decimo. «Ma il cinema non è in crisi a livello di produzione, lo è a livello di fruizione dei film», tiene a precisare Stefano Losurdo, segretario regionale dell'AGIS Lombarda. Il web, si sa, ha cambiato tutto, ma «il numero degli schermi in città non è poi così diminuito, così come gli incassi». E allora come si spiega la chiusura di locali storici a beneficio di multisale, ma anche di negozi di moda o di supermercati? «La verità - spiega sempre Losurdo - è che Milano e le sue amministrazioni non si sono mai preoccupate del crescente decentramento di alcune attività ludiche: mentre sorgevano strutture periferiche, non si è mai davvero pensato a modernizzare il centro per mantenere un certo tipo di flusso». E ancora: «Se una volta Milano attirava abitanti anche dell'hinterland, ora è proprio l'hinterland ad accogliere le masse nei multiplex di periferia: esempi in tal senso sono quelli in zona Bicocca, ma anche a Pioltello e Paderno Dugnano». Una volta si parlava di Corso Vittorio Emanuele come la Broadway milanese: ebbene, di quelle 17 sale che impreziosivano il centro cittadino ne sono rimaste solo quattro, vale a dire il Centrale, l'Odeon, l'Apollo e l'Arlecchino. La carta vincente dei multiplex, riconosciuta dai più, è stata fin da subito, da fine anni Novanta, la capacità di connotarsi come un gigantesco telecomando. Senza sottovalutare il costo per il mantenimento di una sala cinematografica: lo sa bene il papà del cinema Mexico di via Savona, Antonio Sancassani, consapevole di come l'Imu si abbatta oggi sui cinema peggio che su bar e ristoranti. Per questo il Mexico regala ai suoi estimatori ogni venerdì, da ormai 32 anni, la riproposizione live del «Rocky Horror Picture Show», uno spettacolo giovane, interattivo, low cost (l'ingresso costa solo 6 euro) e decisamente al passo coi tempi. E se cambia la fruizione del cinema, con la conseguente ricerca di espedienti che possano tenere in vita i «monosala», cambia anche il genere di pubblico: sempre meno anziani e sempre più giovani. Il direttore di Cinetel, Roberto Chicchiero conferma un drastico calo delle sale attive, ma non degli incassi: «Se nel 2000, con 35 strutture, Milano raccolse circa 33 milioni di euro, oggi (nel 2012, ndr), con 19 sale gli incassi sono sempre attorno ai 30 milioni». Sintomo evidente che, se è vero che oggi una prima visione in poltrona rossa costa di più di tredici anni fa, è anche vero che l'evoluzione «geografica» dell'andare al cinema non ha poi ancora così travalicato il suo piacere.