Cibo ad hoc per i musulmani

Nelle mense di buona parte dei 400 istituti della città si serviranno ogni giorno anche piatti etnici ed etico-religiosi. Oltre ai menù classici, Milano Ristorazione ha introdotto liste di alimenti che accontentano i genitori di bambini vegani, musulmani ed ebrei. Il progetto pilota era stato introdotto ad aprile ed è stato giudicato pronto per essere attuato a pieno regime. Da qualche giorno le reazioni a questa novità invadono la rete, a volte con polemiche furiose. Non è una questione di costi, visto che il prezzo delle mense è rimasto invariato, almeno per quest'anno, ma di pragmatismo. Sembra che i menù etico-religiosi non fossero previsti tutti i giorni, ma solo per certe occasioni. Come per esempio la Giornata vegana mondiale, che da anni si tiene il 1 ottobre. Le richieste presentate da migliaia di genitori ebrei e musulmani sul sito dell'ente gestore, però, hanno influito sull'adeguamento del progetto, come si legge su Yalla Italia, blog di questioni interculturali: «Se è per tutto l'anno e per ragioni religiose-esordisce l'autore, di nome Salvatore-, questo significa che i figli “salteranno“ questi menù proposti, nella misura in cui alcuni o tutti i cibi non si accordino con i dettami dei genitori». La prima vittima di questo ragionamento sarebbe proprio quel pluralismo nella scuola alla base del progetto. Con la conseguenza «di far passare il messaggio pericolosissimo che solo i bambini che mangiano prosciutto debbano capire che si può vivere senza mangiarlo, mentre gli altri non debbano “porsi nelle scarpe“ di chi lo mangia» e dunque coltivare l'idea che «la conoscenza e l'integrazione siano a senso unico e che la religione di alcuni genitori possa condizionare e valere più di quella degli altri». Spiega Martino Pillitteri, supervisore editoriale di Yalla:«La mediazione in questo campo non è facile, spesso infatti non ci si accontenta di menù che evitino la carne di maiale, ma si pretende un menù interamente etnico. Questo porta a situazioni che si possono risolvere senza ideologie, ma con pragmatismo e forse anche con uno sguardo al trend». Guardare al trend significa comprendere che la presenza di bambini immigrati in città oscilla tra il 20 e il 40 per cento, e che tra dieci anni le percentuali saranno molto più alte. Numerosi i commenti in rete, che non spiccano per omogeneità: «In una struttura pubblica si deve semplificare-osserva Mario-allo stesso modo in cui non si può pretendere che ogni paesello abbia il suo ospedale iperattrezzato»; «Inutile propaganda e spesa eccessiva» per Manuela; ma si trovano anche esperienze grottesche:«Nella mia scuola-racconta un'insegnante-i genitori italiani volevano imporre la Giornata della mortadella, ma come dar loro torto?».

Commenti

Giorgio5819

Ven, 13/09/2013 - 17:10

Una notizia per i geni distorti che si inventano queste ca..ate: qui siamo in Italia, si mangia Italiano, chi ha problemi salta il pasto o torna da dove è venuto, non siamo noi a dover cambiare, ma chi entra in Italia in vario modo, se no a casa! Ennesimo tentativo di cancellare la nostra identità.