Dal cibo alle emergenze Quegli 84 angeli custodi che vegliano sull'Expo

Sono i responsabili della sicurezza Ognuno «comanda» un settore

Gli operatori in gergo lo chiamano «il pesce». Perché la pianta del sito espositivo di Expo (un milione e 100 metri quadrati videosorvegliati da oltre mille telecamere) ha la forma di un siluro. E, sarà un caso che conferma però il famoso detto «il pesce puzza dalla testa», il sito Amsa per la raccolta dei rifiuti si trova proprio all'estremità superiore dell'intera area. Frivolezze a parte i 268 team leader (o capiquartiere) e i circa 400 addetti che si occupano a vari livelli della gestione degli 84 quartieri diurni in cui il pesce è stato suddiviso per esigenze logistiche e di sicurezza, nonché per facilitare le localizzazioni alla sala di controllo milanese di via Drago (e che da mezzanotte alle 8 del mattino, diventano 3 macro aree), hanno dovuto sostenere un corso di 8 ore al giorno per un mese, domeniche comprese. Lezioni che la società di selezione personale «Manpower spa» che li ha assunti ha affidato a dei formatori provenienti da varie esperienze lavorative e quindi anche ad operatori delle forze dell'ordine e della polizia locale.

Grazie a questo corso hanno imparato l'utilizzo dell'applicativo Logbook (diario di bordo) usato sui tablet che permette loro di essere collegati 24 ore su 24 alla centrale di logistica e sicurezza per segnalare in tempo reale, attraverso una procedura univoca e sintetica utilizzata dalle catene dei grandi alberghi, criticità di ogni tipo. Problematiche di vario genere e importanza, segnalate sul grande schermo di 23 metri della sala operativa attraverso i colori del logo di Expo (verde, giallo, rosso e viola). Così si passa da cestini dei rifiuti pieni, lavandini otturati o pavimenti scivolosi, fino a strutture rese pericolose da eventi di ogni genere per l'utenza e per gli espositori.

«Il protocollo di sicurezza è rigidissimo e parte dalle piccole criticità, fino alle gravi emergenze di cui si occupa la centrale operativa virtuale dove si riunisce all'occorrenza l'unità di crisi - ci spiega uno dei formatori incaricati da “Manpower“ -. La mattina ogni capo quartiere deve arrivare sul posto alle 7 e dalle 8 fino alle 10, orario di apertura di Expo al pubblico, fa la check list delle problematiche segnalate il giorno precedente. Se è tutto a posto - percorsi puliti, struttura integra, il fornitore del padiglione tedesco lamentatosi per non aver ricevuto i würstel è stato regolarmente servito - allora si apre il quartiere. In caso contrario la centrale decide il da farsi».

È la notte, quando Expo viene rifornito, che le misure di sicurezza diventano però ancora più severe, le procedure più lunghe. I fornitori si dividono in tre categorie: ufficiali, certificati e residuali. Tutti hanno carichi chiusi e sigillati che devono avere la certificazione che quanto trasportano è conforme al protocollo Expo. Così tutti vengono sottoposti al controllo radiogeno, nell'area della Fiera di Rho.

Solo a quel punto hanno il permesso di accedere a uno dei sette cargo (gli accessi del perimetro del sito espositivo) - dove i trasportatori (sempre gli stessi, cioè quelli certificati) scaricano la merce su delle piattaforme. Se poi il rifornitore appartiene al terzo gruppo - magari un particolare elettricista richiesto espressamente da un padiglione - i controlli sono ancora più scrupolosi.

«Alla fine si tratta di una fiera, non di un deposito di bombe atomiche - conclude il formatore -: i punti deboli ci saranno pure. È indubbio però che lo sforzo per rendere sicuro Expo è enorme».

Sono le telecamere che sorvegliano il sito espositivo di Expo. Le immagini arrivano alla sala operativa di via Drago

Sono i quartieri diurni (che di notte diventano 3 macro aree) in cui è diviso il sito per esigenze logistiche e di sicurezza

Sono gli operatori (stagisti esclusi) che si occupano della gestione e della segnalazione delle criticità degli 84 quartieri