La Cina di Fang Zhaolin riaccende la Permanente

Esposte 66 opere dell'artista che amava il '900 europeo. Un evento da non perdere in via Turati

Francesca Amè

Che succede alla Permanente? Vai in via Turati e nell'edificio che fu il luogo in cui si siglò il manifesto futurista, poi diventato laboratorio creativo degli artisti di Milano e che ancora oggi possiede una buona collezione permanente, trovi ben pubblicizzata una mostra che strizza forse troppo l'occhio a Instagram e che ha già molto girato in varie città italiane (s'intitola «Love», dal nome dell'opera-iconica di Robert Indiana). Entri e scopri che la vera chicca è un'altra e sta al primo piano.

«Fang Zhaolin. Signora del Celeste Impero», realizzata con il Museo Xuyuan di Pechino è la prima grande retrospettiva dedicata in Italia a una grande artista cinese (1914-2006) la cui storia merita di essere raccontata. Basta osservare le 66 opere esposte alla Permanente: le tele verticali di grandi dimensioni, con la calligrafia che recita la didascalia del soggetto, ci portano in un mondo fatto di carta di riso, inchiostro nero e pigmenti colorati. Qualcosa non torna: non siamo davanti ai soliti dipinti cinesi, la pennellata è spesso nervosa, i colori delle montagne sono dei neri intensi, i movimenti veloci. Come spiega Daniel Sluse, critico belga e curatore della mostra, Fang Zhaolin fu una personalità decisamente fuori dagli schemi per la Cina dell'epoca. Mandarina agiata, ha vissuto a Hong-Kong: rimasta vedova molto giovane e con 8 figli a carico, ebbe un'ottima attività imprenditoriale che gli permise non solo lo studio e lo svago della pittura ma anche di diventare «viaggiatrice instancabile». L'Europa, l'Inghilterra in particolare, e l'America diventano, specie tra gli anni Ottanta e Novanta, mete dei suoi lunghi viaggi.

Zhaloin non resta indifferente all'arte occidentale: la pittrice ha appreso la lezione degli Impressionisti, ha intuito le potenzialità dell'Espressionismo e, soprattutto, è rimasta incantata dalla composizione informale e dal gesto pittorico di Pollock. Curiosa e aperta verso l'Occidente, non dimentica «i 5mila anni della storia del mio Paese»: tutte le sue tele hanno per soggetto paesaggi della Cina, un mondo mitico che l'artista ritrae con tecnica moderna, ora aspra come l'Informale, ora imprevedibile come i Primitivisti. Il tutto, impreziosito dalla tradizionale calligrafia. È su mostre come queste, che puntano alla scoperta di nomi nuovi, che dovrebbe puntare la Permanente, uno spazio che ha fatto la storia culturale della città e che appare invece fagocitato sul fronte delle mostre dalla programmazione dei musei civici e che nella corsa al contemporaneo non riesce a star dietro alle fondazioni private. Presieduta da Emanuele Fiano, parlamentare del Pd, che promette «rinnovata vitalità» ed «esposizioni di profilo internazionale», ha in calendario per l'autunno una mostra su Chagall prodotta da Arthemisia come videoinstallazione basata sulle scenografie più note dell'artista con scene, mosaici e vetrate provenienti dal Museo Chagall di Nizza e, per la produzione di SkiraMondoMostre, una monografica di Utagawa Kuniyoshi, maestro giapponese dell'ukiyoe, le caratteristiche xilografie policrome.