Dal cinema al palco, arriva Dirty Dancing

Ventitré attori, cantanti e ballerini in scena, una band dal vivo di otto elementi, regia e storia del musical originale rispettate. Perfino gran parte dei brani musicali mantenuti in inglese. «Dirty Dancing» approda al Teatro Nazionale come titolo forte del cartellone stagionale in media tenitura (sarà in scena dal 9 ottobre fino al 28 dicembre, ore 20.30, sabato e domenica ore 15.30 e 20.30, ingresso 74-29 euro info 02.00.64.08.88.) e sa che dovrà reggere, a passi di danza e di musica, la concorrenza di una stagione milanese infarcita di musical. Con la partecipazione nella scelta del cast dell'autrice della storia Eleanor Bergstein e la regia originale di Sarah Tipple supervisionata dal direttore artistico Federico Bellone (già regista di titoli come «Sugar» e «Titanic»), «Dirty Dancing» è un ennesimo titolo da palcoscenico estratto dall'universo cinematografico, perché – dura lex, si spera non eterna – in Italia l'appeal lo crei con l'effetto ricordo e nostalgia. Degli anni Ottanta, di sicuro: dopo «Footloose», «Flashdance» e il recente «Ghostbusters» tocca al celebre cult movie con Patrick Swayze e Jennifer Grey (40 milioni di copie della colonna sonora e 11 milioni di dvd e blu-ray venduti nel mondo), storia dell'amore tra Baby Houseman e il suo insegnate di ballo Johnny Castle, a calamitare il pubblico in platea affidandosi alle vibrazioni del decennio ottimista e godereccio. Intuizione riuscita se, dal 2004 dell'esordio australiano ad oggi, questo musical ha fatto la felicità del botteghino un po' ovunque. Ora tocca all'Italia, e difatti le prevendite sono da record: fino ad oggi 55.000 biglietti venduti. A vestire i panni dei due protagonisti assoluti di questo musical sono Gabrio Gentilini e Sara Santostasi, il primo già apprezzato Tony Manero ne «La Febbre del Sabato Sera» andato in scena due anni fa sempre al Nazionale, la seconda volto di cinema e tv con trascorsi in musical (ad esempio nello show «Ballando con le stelle» edizione 2009): saranno loro a dover far battere i cuori nella storia passata ai posteri sulle note del brano «(I've Had) The Time Of My Life». «Anima pura e determinazione, sono queste le qualità che cerco in buoni perfomer di musical – ha spiegato l'autrice Eleanor Bergstein nella presentazione dello show a Milano - Nella scelta dei protgaonisti ho visto Gabrio e ho capito subito che lui era Johnny». La fisicità di Gentilini, effettivamente, è quella giusta per evocare in qualche modo il mito di Patrick Swayze: «Certo, l'aspetto fa parte del gioco – ammette l'attore e ballerino – come in effetti accadde anche per Tony Manero ne “La Febbre del Sabato Sera“. Ma tra i due personaggi non ci sono affinità. Manero doveva conquistare una ragazza a tutti i costi, e si armava delle sue doti di ballerino. Qui è il contrario: Johnny si ritrova a dover ballare con una ragazza di un villaggio estivo. Si accorge dell'amore gradualmente. Infine le differenze tra i due musical sono evidenti: nella “Febbre“ la storia si mette al servizio della musica, qui la storia è fondamentale».