Il cinema va in Duomo: con «Infinita Fabbrica» la storia sale sul pulpito

Il documentario racconta come fu costruita la cattedrale e chi gestisce la manutenzione

Stefano Giani

Eternità del marmo. E della pietra. Un concetto lungo millenni, scolpiti nello sguardo e nella memoria. Una cattedrale nata nel Trecento che oggi, dopo sette secoli, è testimone di un tempo forse infinito. E di un'arte raffinata. la saggezza popolare, ispirata da quell'esempio, ha cucito un proverbio su quel capolavoro dell'architettura gotica che non ha mai smesso di essere limato. Pulito. Curato. Aggiustato. Lungh 'me la fabbrica del Domm. Già, estenuante. Sua maestà l'eterno, con la minuscola. Ma pur sempre eterno.

I misteri del Duomo come fabbrica interminabile di se stesso li hanno svelati cinema e teatro. Un film e un racconto per mostrare e mostrarsi. Per lasciar capire che quella montagna bianca con una Madonnina alla sommità, destinata a proteggere un'intera città, è il frutto e il miracolo di migliaia di mani. E forse più. Come eravamo quando costruivamo. Quando esistevano ancora fabbri e scalpellini. Quando lo scultore non era solo Michelangelo. Quando il trasporto navigava sui Naviglia. E altre braccia umane recapitavano blocchi di Candoglia nel cantiere in piazza.

Infinita fabbrica è un documentario, approdato alla chetichella lo scorso anno al festival di Locarno, da sempre attento ai temi milanesi da oltre confine. Massimo D'Anolfi e Martina Parenti hanno confezionato il racconto per immagini della straordinaria energia della Veneranda Fabbrica del Duomo. Ora la pellicola che ha visto di sfuggita le sale, si sorprenderà tra le colonne della cattedrale. L'appuntamento è per l'11 luglio alle 20.30, con ingresso libero fino ad esaurimento posti a partire dalle 20.

Il tempo e l'eternità sono i protagonisti del mosaico tessuto dalla Parenti e D'Anolfi per descrivere la manodopera di marmisti. Carpentieri. Muratori. Fabbri. Restauratori. E orafi. Poesia di gesti semplici. Energia. Impegno. Tecnica. Saperi appresi nei secoli. Per più di un anno i due registi hanno vissuto spalla a spalla con gli operai e il personale della Veneranda Fabbrica, cogliendone emozioni e visioni. Ne hanno penetrato la profondità del lavoro, percorrendo i luoghi dove quotidianamente si incide nel marno l'interminabile storia della cattedrale.

I colori della notte. Suggestioni e contrasti di un confronto perenne tra presente e passato mostrano il volto di preghiere e parole che continuano a risuonare tra le navate. La serata speciale è organizzata nell'ambito del Milano design film festival al quale Raicinema e Lab 80 hanno concesso la proiezione. Cinema e teatro. Il Duomo è attore versatile, ma anche anfitrione di successo. La scorsa estate mise in scena la prosa di se stesso. Narciso storico. Lungh 'me la Fabbrica del Domm - oltre ad essere un proverbio - è il titolo di uno spettacolo scritto dalla gente comune e ospitato nelle terrazze. Un anno fa andò tutto bene, il tempo fu clemente. Ed era agosto.

Uomini e donne guidati dall'Altissimo, con qualche pennellata di dialetto e molto italiano hanno spiegato come riuscirono a costruire quel miracolo. Nei secoli dei secoli. Il tutto esaurito di ogni replica per una settimana intera fu un successo. Una coda attendeva di salire. L'auspicio è che possa tornare sul ridotto delle terrazze, dove l'antico delle statue dei santi si mescola con i profili avveniristici della metropoli del futuro. Skyline e grattacieli. Il freddo inanimato della pietra di Candoglia aveva spirito ed energia e il racconto degli umili lavoranti che prestarono le loro capacità al servizio di Dio hanno rappresentato il potere e il sacrificio.

Il teatro, quest'anno non è in programma. Mirabilie di un Expo che fu. Risuoneranno invece giovedì 14 alle 21 le note di Cum grande humilitate, un concerto dedicato a Karol Wojtyla, su musiche di Cinzia Gangarella. Cantata per voce solista, coro, pianoforte, percussioni dal «Cantico delle Creature» di San Francesco recitato in più lingue e introdotta da una lectio magistralis sul Santo di Assisi.