"Colletta" per comprare la moschea

Il centro islamico di via Quaranta sarà "condonato" da Palazzo Marino

Sul portone della Comunità islamica Fajr un cartello annuncia la «grande notizia. I proprietari dell'immobile dove si trova la moschea di via Quaranta ci hanno dato la disponibilità alla vendita per farlo diventare di proprietà dei musulmani. Dopo oltre 18 anni di affitto molto pesante per tutti vi invitiamo a effettuare donazioni per l'acquisto della moschea». Seguono i conti corrente Iban. Diciotto anni di preghiera islamica abusiva che stanno per concludersi con il condono del Comune, visto che quello di via Quaranta è tra i quattro centri (insieme a via Maderna, via Gonin e Cascina Gobba) che saranno regolarizzati con l'approvazione del Piano di governo del territorio in discussione in consiglio comunale. Ieri si è tenuto un sopralluogo della Commissione Urbanistica. «Alla mia precisa richiesta di sapere in cosa consisterebbe il progetto di riqualificazione dello stabile ideato dalla Comunità e se siano stati previsti i parcheggi necessari visto che quelli presenti in zona sono insufficienti - contesta il vicecapogruppo di Forza Italia Alessandro De Chirico - mi è stato risposto che l'informazione è al momento è riservata. Un atteggiamento che non aiuta la collaborazione con le istituzioni chiamate a normare su quanto vogliono realizzare.

È innegabile che il Comune, con l'approvazione del Piano delle attrezzature religiose collegato al Pgt, ha messo in atto una vera e propria forzatura. In assenza di una legge nazionale che regolamenti l'edificazione di moschee, tutte le buone intenzioni di permettere ai fedeli di trovarsi in luoghi di culto dignitosi rischiano di creare solo confusione. Da liberale ritengo che sia necessario l'edificazione e la regolarizzazione di alcune moschee. È impensabile impedire ai circa 70mila fedeli musulmani presenti in città di trovarsi in luoghi sicuri e allo stesso tempo lamentarsi se si trovano in luoghi abusivi, rendendo esplosiva la convivenza in alcuni quartieri periferici di Milano, come San Siro.

Per questo auspico che i tre disegni di legge presentati nelle Camere del Parlamento vengano discussi quanto prima per mettere paletti certi alla libertà di culto: registro degli Imam, tracciabilità della provenienza dei fondi, prediche in italiano, pubblicazione dei bilanci». Una delegazione della Lega - dall'assessore regionale al Territorio Pietro Foroni ai consiglieri comunali Massimiliano Bastoni e Laura Molteni o il consigliere Municipale Piermario Sarina - ha svolto invece sempre ieri un sopralluogo presso la moschea abusiva di via Gonin 56: hanno raccolto le «preoccupazioni dei residenti sia su parcheggi e viabilità che per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico» e ribadito il «no a condoni e sanatorie».