Tra colori e profumi con i fiori di Orticola si dimentica la città

Li vedi venire avanti con peonie, bouganville, rami di farfalle e per un po' dimentichi che corso Vittorio Emanuele vuol dire almeno dieci bivacchi con il cartello «ho fame», dieci mendicanti che raccattano monete grazie a cani stanchi, dieci neri che ti fermano per un libro. Uomini e donne arborei arrivano da parco Indro Montanelli. Lì, tra ombrelloni bianchi, panchine chiare con mamme che allattano e anziani che sfogliano cataloghi, «Orticola» ci ricorda che il nostro volto è un fiore, il nostro corpo è valoroso come un tronco. Le memorabili novità della terra si rinnovano ogni anno; credi sempre di conoscerle quelle piante più antiche di noi stessi, invece ti stupiscono come la prima volta, come nell'aiuola dei giovani vivaisti tutta di peonie e aceri, bordeaux come una sacrestia.
Ma «Orticola» non è solo «Il labirinto delle mille varietà di rose antiche», gli iris Louisiana Black Gamecok viola come l'inchiostro, il bosco di clematis e le lavande di Assisi, è il gioco delle innovazioni creative, come i «Sogni d'arte» di Adalgisa, salernitana; in testa tiene uno dei mitici, stravaganti cappellini che il giardino quasi pretende. Presenta borsette intessute di foglie e rose di seta, coroncine di perle irregolari e fiorellini per teste da fate, colorati elastici per cappelli, che diventano collane o fasce per capelli in cui un solo fiore blu può darti il fascino di una baschetto da liceale. Non si può non ammirare papaveri e fiordalisi con il gambo più lungo di una rosa e le rose che hanno il colore dei papaveri e i fiordalisi. In un angolo esordisce una «chicca» tutta milanese: il carrettino di gelati «Monaka» di Marco Noseda e Gianpaolo Melzi D'Eril. Un gelato tutto italiano di quattro gusti: vaniglia, sesamo nero, azuki, matcha, che vengono chiusi in due cialde di riso importate dal Giappone. Dopo «Orticola» il carrettino dipinto con fiori di pesco comincerà a «itinerare» per Milano.
Lungo un viale del parco c'è il banco di madame Geneviève Faury, che a Rians in Provenza ha il negozio «Le Monastère». Sulla bancarella i frutti essiccati sbucati dagli angoli remoti di tutti i continenti sembrano forme in legno disegnate da una fantasia che solo un Pinocchio Pitagorico potrebbe concepire. Ma si deve a «Ortisgreen», vivaio bergamasco, uno degli oggetti più curiosi. La micropianta grassa che sbuca da un cuore di vetro pieno di terriccio. Il cuore può essere attaccato ad una catena per diventare un ciondolo. Un gioiello vivo, come vivi sono i quadri in legno bianco, sempre ripieni di terriccio, dai cui buchi possono spuntare piccole felci, edere o geranei. Quadri viventi.
Ieri era tranquillo il pubblico di «Orticola», non molto fitto, si godeva sotto il sole di maggio il bosco fitto del curioso popolo delle sorprese floreali. Non mancava il tributo alle piante da frutto con le antiche susine, ciliegie, uve e pere di Belfiore. Tra orchidee pensili e fresie raffinate, campeggiava semplice «Il posto delle margherite».