Quel compositore fiorentino che stregò Segovia

Presentata a Milano la prima collana con inediti del musicista che fu adottato dagli Usa

Massimo Colombo

Mario Castelnuovo Tedesco è il tipico esempio di genio italico messo in un cassetto a casa propria e affermato all'estero. Quest'anno si celebrano i 50 anni dalla morte del compositore fiorentino, nato nel 1895 e morto a Beverly Hills, Los Angeles, nel 1968, dopo aver conseguito nel 1946 la cittadinanza statunitense. E dopo l'età dell'oblio, arriva puntualmente quella della riscoperta in patria. Non è mai troppo tardi. Prendendo per buono il detto popolare, Edizioni Curci, in collaborazione con Cidim Comitato Nazionale Italiano Musica, ha realizzato la prima collana monografica la Mario Castelnuovo Tedesco Collection, curata da Angelo Gilardino e presentata ieri a Milano allo Spazio Fazioli di via Conservatorio - che pubblica tutti gli inediti dell'autore, conservati alla Library of Congress di Washington. Attualmente sono disponibili otto titoli, redatti in italiano e in inglese, conformemente ai manoscritti: «In tutto il mondo, Italia compresa, è in corso una vera e propria riscoperta di un autore che ha lasciato il segno nella storia della musica del XX secolo, al di qua e al di là dell'Atlantico commenta Laura Moro, direttore delle Edizioni Curci con numerose esecuzioni dal vivo e registrazioni discografiche che comprendono anche alcune prime assolute».

Non solo. La collana di inediti è affiancata dal cd in uscita per l'etichetta Naxos, che comprende, tra l'altro, la prima registrazione mondiale del Concerto n. 3 per violino e pianoforte, interpretato da Davide Alogna e Fiorenzo Pascalucci, oltre alla prima biografia ufficiale dedicata al compositore, Un fiorentino a Beverly Hills, firmata da Gilardino, sempre per i tipi di Curci. La vita di Catelnuovo Tedesco è a dir poco avventurosa, non soltanto sotto il profilo professionale. Fiorentino di origini ebraiche, cresciuto in una famiglia agiata nel capoluogo toscano, si diploma in pianoforte nel 1914 e in composizione quattro anni più tardi: le sue opere, che spaziano in tutti i campi della musica colta, attirano l'attenzione di Alfredo Casella, trovando presto ospitalità nelle sale da concerto italiane europee e americane: Arturo Toscanini e la New York Philharmonic Orchestra presentano in prima rappresentazione diverse opere: da I profeti (Concerto per violino no. 2) nel 1933 con Jascha Heifetz solista, al Concerto per violoncello con Gregor Piatigorsky solista, due anni dopo. È del 1932 l'incontro a Venezia con Andrés Segovia: il legame tra i due diventerà indissolubile e la proficua collaborazione farà di Castelnuovo Tedesco uno dei maggiori compositori per chitarra del Novecento.

Ma la svolta decisiva arriva nel 1939, quando il musicista è costretto all'esilio in America, a causa della promulgazione delle leggi razziali in Italia. Gli Stati Uniti diventeranno la sua seconda patria: il grande Paese infatti saprà apprezzare e valorizzare il suo genio, consentendogli di esprimersi al meglio in ambiti musicali che probabilmente lo stesso Castelnuovo Tedesco mai avrebbe immaginato, come quello delle colonne sonore per l'ormai possente industria cinematografica di Hollywood. Sono oltre 200 i titoli cui lavora in prima battuta o come arrangiatore, tra gli anni '40 e gli anni '60. Notevole la sua attività didattica: al conservatorio di Los Angeles insegna composizione, contribuendo alla formazione di musicisti del calibro di Elmer Bernstein, Jerry Goldsmith, John Williams, Henry Mancini, André Previn e Nelson Riddle.