Il Comune alza il ticket ma lascia gli utili ad Atm. Pure il Pd in imbarazzo

La giunta non ritira 38 milioni di dividendo Il sindaco: non basta a mantenere il servizio

Cinque milioni di incassi in più dalla tassa di soggiorno (effetto del boom di turisti ma soprattutto dell'estensione a chi affitta casa su Airbnb) e dieci milioni di euro in meno dalle multe. Il Comune aveva inserito nel Bilancio di previsione 2018 approvato a inizio anno 295 milioni di euro di entrate da sanzioni ma la tabella di marcia dei nuovi autovelox ha avuto un piccolo slittamento che ha pesato sui conti. Ci sono anche 10,1 milioni in più dalla vendita di biglietti Atm e 1,5 da ingressi in Area C. Non sono queste però le cifre che hanno attirato l'attenzione dei consiglieri ieri durante la Commissione convocata per discutere le variazioni del Bilancio 2018. C'è un segno meno davanti ai 39 milioni alla voce dividendi straordinari, uno e mezzo riguarda le Farmacie Milanesi (Afm), la giunta Sala ha scelto invece di non incassare 38 milioni di extradividendo da Atm. Sono balzati sulla sedia i consiglieri di opposizione (dal capogruppo di Forza Italia Fabrizio De Pasquale all'esponente della sinistra radicale Basilio Rizzo) ma anche il Pd Alessandro Giungi. «Prevedo - ha affermato non a caso l'assessore al Bilancio Roberto Tasca durante l'illustrazione del documento - che ci saranno delle obiezioni: perchè non ritirate il dividendo e aumentate il biglietto Atm?». Un'obiezione plausibile. L'ex sindaco di centrodestra Letizia Moratti ha sempre preferito ritirare gli utili dall'azienda dei trasporti per coprire la spesa corrente e tenere bloccato il prezzo del ticket. L'assessore ha premesso che Atm ha un contratto pluriennale e un contratto di servizio in proroga che scadrà nel 2020, produce utili perchè tende a lavorare in condizioni di efficienza. Non li tratteniamo perchè non avendone bisogno per chiudere i conti li lasciamo alla società come forma di autofinanziamento. Se poi avessimo esigenze nei prossimi anni, siamo soci al 100% e potremo prelevarli». Ma insiste sul costo del servizio «già aumentato con M5 e salirà ancora nel 2021 con l'avvio di M4, dovevamo decidere se far ricadere il maggior costo dei trasporti pubblici sulla fiscalità generale o sugli utenti Atm. Aumentando il ticket, il 50% è a carico di chi usa i mezzi».

Ma i consiglieri sono critici. Secondo il Pd Giungi che già aveva guidato la fronda contraria alla stangata Atm al via dal 25 febbraio ribadisce che i trasporti pubblici andrebbero considerati «come sanità e istruzione, dei servizi essenziali», dunque il carico degli aumenti andrebbe spalmato sulla fiscalità generale. Il Comune, sostiene De Pasquale, «ha rinunciato al dividendo ma rimane il fatto che Atm, per svolgere il servizio, ha fatto un utile di 39 milioni nel 2018 e la manovra con l'aumento del biglietto prevede un maggior gettito di 50 milioni. Forse facendo qualche economia e più lotta all'evasione si potrebbe evitare la stangata. O il Comune ha bisogno dei 50 milioni per coprire altre spese?». Basilio Rizzo (Milano in Comune) ammette da consigliere l'imbarazzo: «Dovrei convincere i cittadini che è normale che rinunciamo ai dividendi e aumentiamo il ticket? Forse si vuol tenere il patrimonio in cassa ad Atm in vista della futura gara nel 2021. E gli sfidanti potranno obiettare che si è in presenza di concorrenza sleale». Il sindaco Beppe Sala ribatte che «il biglietto copre il 50% circa del costo del trasporto pubblico ed è oggettivo che il servizio si sta ampliando perché i chilometri sono aumentati. Non è coi dividendi Atm che vai a mantenere questa percentuale. Oltretutto siamo sempre qua a commentare i fondi del governo, per cui è meglio essere prudenti da questo punto di vista».

E ieri i revisori dei conti hanno espresso parere favorevole alla variazione di Bilancio ma anche una serie di critiche alla giunta sulla capacità di riscuotere tasse e sanzioni. Invita a «potenziare l'Area Finanze e Riscossione», ad «adottare tempestivamente procedure idonee ad accelerare la riscossione coattiva delle entrate locali, con particolare riferimento alle multe del 2015», ad adottare un controllo «tempestivo e costante del versamento dell'imposta di soggiorno» provvedendo alla denuncia dei furbetti «in Procura per il reato di peculato e alla segnalazione alla Corte dei conti per danno erariale». Al 30 settembre «la tassa incassata dalle strutture ricettive ma non versata al Comune ammonta a 4,4 milioni».

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Sab, 24/11/2018 - 13:57

Pure il pd in imbarazzo..ed è tutto dire visto che sono peggio delle..peripatetiche(vocabolo non censurabile) XD