«Comune a impatto zero e brand di quartiere»

Le idee di Fabrizio Battanta per far rivivere l'economia e i quartieri

«Basta costruire su aree vergini. In città il costruito è già sufficiente». È l'opinione di Fabrizio Battanta, imprenditore, 44 anni, candidato nella lista civica di Stefano Parisi, che spiega: «Oggi abbiamo potenzialità abitative per un milione e 800mila abitanti, è assurdo andare a costruire e consumare altro territorio. Bisogna riqualificare, far vivere le zone abbandonate. Anche solo mettendo a posto parti di demanio e proprietà private vuote si potrebbe andare avanti per anni». «Dobbiamo incentivare la riqualificazione e il ripristino - spiega l'imprenditore - anche con agevolazioni. Intervenendo sui capannoni abbandonati, per esempio, si potrebbero recuperare le aree degradate. Altro esempio, gli scali ferroviari, oggi sono tutti terra di nessuno. A Farini abbiamo cubature enormi abbandonate che ora ospitano solo degrado e delinquenza». Recuperare, ma come? «È il mercato che stabilisce quali sono le domande. Io non pongo vincoli. Tecnicamente, basta liberalizzare. E questo è nel programma. Oggi in alcune aree si può fare e in altre no. Deve essere il Comune e liberalizzare questi vincoli». La ricetta di Battanta, con l'impostazione della sinistra, sarebbe più difficile: «Un tempo, in fondo ai Navigli, dove c'erano vecchie fabbriche, oggi appartamenti. È stato fatto ma oggi non sarebbe possibile». Una delle priorità è de-ideologizzare l'urbanistica: «Hanno cambiato gli strumenti urbanistici, col nuovo piano regolatore non si può più fare nulla, il Pgt attuale non consentirebbe i progetti che sono stati autorizzati durante l'amministrazione di Gabriele Albertini». Una città da riqualificare. Ma anche da valorizzare, assecondando la vocazione delle sue zone, oggi municipi: «Dovremmo trovare un valore aggiunto identificativo, come a New York - spiega Battanta - perché non valorizzare le zone di Milano in base alle loro vocazioni? Il Fuorisalone caratterizza via Savona? Occorre moltiplicare per nove questo fenomeno, dando più importanza a questa peculiarità, agli agglomerati di attività che potrebbero essere occasione per rilanciare i quartieri e far rivivere Milano, dando spazio all'imprenditoria privata, non ai grandi marchi ma a negozianti e artigiani». Ecco la mappa delle idee: il centro sarebbe distretto della cultura, la zona 2 il distretto multietnico (legalità e identità etnica) poi il distretto del fumetto, quello green, quello leonardesco, la creatività, lo sport, l'architettura e il design.