Il Comune sui vaccini ora sceglie la linea dura «Obbligo alle materne»

I consiglieri sono ancora divisi sulla proposta La Scavuzzo avverte: «La copertura ancora giù»

Marta Bravi

Vaccini obbligatori agli asili? Avanti tutta. Piano. Continua a Palazzo Marino la discussione per rendere obbligatorie le vaccinazioni per l'iscrizione ai nidi e alle materne comunali. Il dibattito, iniziato tre mesi fa con la mozione presentata dal gruppo Noi Milano per Beppe Sala anche ieri ha visto i consiglieri comunali, soprattutto nella maggioranza, ancora divisi e incerti sulla posizione da assumere. Tanto che la stessa vicesindaco e assessore alla Educazione Anna Scavuzzo ha riconosciuto che i «tempi non sono ancora maturi per portare la mozione al voto del consiglio comunale». Un'accelerazione è arrivata dalla Regione Lombardia con il consiglio che due giorni fa ha approvato, seppur con la maggioranza di centrodestra spaccata, la mozione presentata da Lombardia Popolare sull'obbligatorietà dei vaccini (tetano, difterite, epatite B e poliomelite) per poter accedere ai nidi (sia pubblici sia privati). Al Pirellone la palla è passata alla giunta guidata da Roberto Maroni (i consiglieri del Carroccio si sono astenuti) che dovrà stilare una legge o un regolamento ad hoc, per prevedere che tra i parametri di accesso ai nidi lombardi sia prevista anche la presentazione, da parte delle famiglie, del certificato vaccinale.

L'obiettivo del Comune è «riportare la copertura vaccinale alla soglia» raccomandata del 95 per cento e ora scesa a Milano, per l'esavalente, al 92 per cento. E se per questo «fosse necessario l'obbligo vaccinale per l'iscrizione all'asilo, faremmo anche quello» ha spiegato la vicesindaco Anna Scavuzzo. Così se l'idea dell'obbligo non gode del favore del consiglio comunale (diviso su più fronti il Pd, la capogruppo di SinistraperMilano Anita Pirovano ieri non è intervenuta, contrario il movimento 5Stelle, mentre Forza Italia lascia libertà di voto), l'amministrazione intende ora attendere le decisioni di palazzo Lombardia. «Aspettiamo di vedere quando la Regione rende efficace la mozione e come intende modificare le regole per l'accreditamento», ha spiegato Scavuzzo, «in ogni caso noi siamo pronti a partire per l'anno scolastico 2018-2019. Il dibattito in consiglio è ancora aperto, ed è presto per votare, ma non vogliamo aspettare che un bambino a Milano si ammali di poliomielite per capire che la situazione è scesa sotto il livello di guardia ed intervenire».

La legge regionale, se fatta in tempi brevi, toglierebbe le castagne sul fuoco al Pd e alla giunta guidata dal sindaco Beppe Sala, che si dovrebbe solo «limitarsi» a recepire la legge del Pirellone. Anche perché quello dell'obbligo è uno strumento a doppio taglio: potrebbe inasprire il rapporto con i genitori, 800 famiglie circa, che ieri hanno manifestato davanti a Palazzo Marino in nome della «libertà di scelta», e che potrebbero arrivare a disertare i servizi. «Da cittadini, prima di essere esclusi da servizi per i quali comunque contribuiamo, chiediamo che le nostre reali motivazioni vengano ascoltate - scrive il Gruppo Genitori del NO Lombardia al Pirellone - e ci auguriamo di poter avviare nei prossimi giorni colloqui con consiglieri e assessori sensibili al tema e che hanno veramente a cuore la salute dei nostri figli, in modo da aprire una riflessione seria e veritiera».

«C'è una responsabilità condivisa da approfondire e un obiettivo ragionevole e raggiungibile da porsi: promuovere azioni efficaci perchè i bambini vengano vaccinati, ragionando anche sui possibili effetti dell'imposizione dell'obbligo» spiega ancora l'assessore all'Educazione. Ad esempio, «si è paventato il rischio, con l'obbligo di copertura per l'iscrizione all'asilo, che si creino luoghi in cui ci sono solo bambini senza copertura. Quella sarebbe davvero una iattura» ma «non possiamo mettere in dubbio il principio dell'immunità di gregge. E se la libera scelta del singolo vale per tutti, tutti potrebbero decidere di non sottoporsi alle vaccinazioni».