Confesercenti bacchetta Sala: "Meglio non aprire i Navigli"

Il presidente Painini: "Rischiamo di far morire negozi come con M4. E problema sicurezza come in Darsena"

Mentre il Comune prosegue gli incontri pubblici per la riapertura dei Navigli, arriva lo stop dei commercianti. Se bisogna aprirli tanto per fare, meglio evitare.

Confesercenti mette così un freno agli entusiasmi del sindaco Giuseppe Sala sulla riapertura dei canali milanesi: «Ci sono degli elementi da valutare per il bene della città quando si parla di iniziative come questa e se si tratta di un'opera fine a sè stessa è meglio non incominciarla - afferma Andrea Painini, presidente di Confesercenti Milano - se invece la inserisce in un contesto più ampio di un'idea diversa di città allora è diverso: non bisogna essere cioè contrari aprioristicamente al progetto, ma nemmeno inseguire le chimere». L'ansia dei commercianti è che si crei un'altra situazione come quella per la Metropolitana 4: «Non posso morire aspettando che l'opera sia completata come sta succedendo con la M4, che comunque mi pare un'infrastruttura di cui beneficiano più i residenti dei commercianti - insiste Painini - se proprio si vuole aprire il Naviglio quindi bisogna pensare a salvaguardie migliori perchè quelle attuali non hanno funzionato: una volta che hai perso i clienti storici chiudi».

E poi c'è la questione di quale sia la direzione: «Oggi i Navigli sono sinonimo di problemi di ordine pubblico, di movida senza controllo e di delinquenza, forse prima è necessario risolvere i problemi di quello che c'è già prima di discutere di aprirne di nuovi: il tema è iniziato anni fa con la festa delle lanterne, un evento organizzato su Facebook che ha richiamato decine di migliaia di persone». L'evento non fu gestito dalle istituzioni e ci furono delle scene di panico per un'onda umana senza controllo che si riversò nelle vie intorno. Per un caso fortunato uno dei problemi più gravi fu che nelle pizzerie finì fino all'ultimo granello di farina. Tutt'oggi sui canali non si respira un'aria serena: «Commercianti e cittadini sono in aperto contrasto, mi dicono che alcuni residenti vengono regolarmente insultati solo perchè escono di casa in macchina - racconta Painini - e la questione della pedonalizzazione è diventata un sinonimo di effetti negativi per chi vive nella zona, si è creata una situazione simile a quelle dell'Arco della Pace qualche anno fa». Non si tratta dunque di bloccare le iniziative per migliorare la città, ma di agire con la testa sulle spalle: «Abbiamo il Seveso che esonda e i navigli ancora non gestiti nel modo migliore: basti pensare al Sert di via Gola, hanno messo la volpe nel pollaio; con lo spaccio lungo le sponde c'è una filiera della delinquenza che fa paura - sottolinea il presidente - forse prima bisogna mantenere l'equilibrio e capire come risolvere i problemi esistenti, magari arrivandoci per gradi come sulle pedonalizzazioni».

Solo dopo si può pensare a sventrare un altro pezzo di città, magari avendo pensato prima a come gestire il prima, il durante e il dopo. «Iniziamo a valorizzare chi cerca di vivacizzare la vita diurna dei navigli con iniziative che hanno ricadute positive e stabili sul territorio come l'associazione Naviglio Grande - conclude Painini - al momento organizzano iniziative come Fiori e Sapori e il mercatone dell'antiquariato, manifestazioni sane, ma che non vengono aiutati, anzi affogano nella burocrazia: proprio perchè sono regolari fanno fatica». Un paradosso, ma che rischia di moltiplicarsi se la riapertura dei Navigli dovesse andare in porto senza un serio piano di gestione di tutto ciò che ci sta intorno.