Un corso di «religioni» contro detenuti fanatici La proposta degli ebrei

L'incontro in sinagoga fra Scola e il rabbino Lo scenario del fondamentalismo islamico

Alberto Giannoni

Corsi di pluralismo religioso per i detenuti. La proposta arriva dalla Comunità ebraica di Milano e testimonia che finalmente qualcosa si muove. Il problema del fanatismo nelle carceri, certamente, è ben presente a chi, come gli ebrei, rischia di viverlo sulla propria pelle. È grave e attuale, infatti, - e Il Giornale ne ha dato ampiamente conto - il rischio che i «cattivi maestri» possano infiltrarsi nei penitenziari italiani, completando il lavaggio del cervello di soggetti particolarmente deboli o predisposti alla violenza (lo dimostra l'esultanza con cui, negli istituti di pena, vengono accolte spesso le orrende «imprese» del cosiddetto «Stato islamico», o di terroristi che ad esso si ispirano).

Ed è stato dedicato anche alla minaccia del fondamentalismo, l'incontro di ieri nella sinagoga fra l'arcivescovo Angelo Scola, il rabbino Alfonso Arbib e i vertici della comunità ebraica, in occasione della giornata per lo sviluppo del dialogo fra cristiani ed ebrei. «Nella nostra Milano, metropoli plurale - ha detto Scola - la comunità ebraica e quelle cristiane sono, a mio avviso, chiamate ad un compito profetico. Quello di essere un terreno fecondo in cui possa mettere radici e svilupparsi l'incontro e il confronto tra i membri di tutte le religioni, a partire dagli altri figli di Abramo, i musulmani». Hanno pregato insieme, il rabbino e il cardinale, nel corso della visita al tempio di via Della Guastalla, una visita che è già storica (è la prima per l'attuale vescovo della Chiesa ambrosiana).

Era presente anche l'imam Yahya Pallavicini, leader della Coreis di via Meda e voce di un islam italiano dialogante e illuminato. Il vice presidente delle Comunità ebraiche italiane Giorgio Mortara, ha dato il benvenuto all'arcivescovo, parlando di un «percorso di comprensione e fiducia reciproca» che «in questa fase storica molto complessa, in cui intolleranze e radicalismi religiosi minacciano non solo la libertà di culto, ma la vita di milioni di persone, assume un valore ancor più significativo di lotta comune contro chi fomenta e istiga all'odio». Ha citato le molte iniziative condivise e fra queste un corso organizzato per il personale addetto alle carceri e svolto sotto l'egida della Curia, del rabbinato e della Coreis, per promuovere «azioni e interventi multiculturali-spirituali a supporto dell'attività di assistenza penitenziaria». «Ottimo esempio di collaborazione - ha commentato l'assessore alla Cultura della comunità milanese, Davide Romano - aggiungo solo che in tempi di fanatismo, dal momento in cui sappiamo che la maggior parte dei terroristi islamici viene indottrinato in carcere, sarebbe opportuno che insieme ci facessimo sentire di più dalle autorità perché ci permettano di lavorare non solo sul personale del carcere, ma anche e soprattutto sui detenuti». «Per salvare noi, e per salvare anche loro» ha concluso Romano.