Così l'arte classica «nutriva il Pianeta»

Duecento opere in arrivo da tutto il mondo racconteranno il rapporto tra uomo e ambiente da Pompei all'antica Grecia

Secondo quanto narra Ovidio, Trittolemo (ovvero, in greco antico, «colui che ara tre volte») è il prototipo del moderno agricoltore globalizzato, però refrattario a brevetti e Ogm. Demetra, la dea della fecondità della terra, lo incarica di percorrere il mondo seminando dappertutto il grano: per facilitargli il compito, gli fornisce persino un carro alato. Così questo eroe leggendario può viaggiare «solcando l'aria», e facendo crescere un po' dovunque «messi floride e il dolce nutrimento». Un busto di Trittolemo è stato rinvenuto per caso, qualche anno fa, in un cantiere edilizio vicino a Capua. Da venerdì, e sino al 10 gennaio, quella scultura in marmo pentelico (il materiale che, secondo i Greci, consentiva di esprimere «la dolcezza dell'anima») sarà esposta a Palazzo Reale, nell'ambito di «Mito e natura, dalla Grecia a Pompei». Prodotta in occasione di Expo 2015 dal Comune di Milano e da Electa, questa mostra raccoglie circa 200 opere di arte greca, magnogreca, romana provenienti da musei italiani e internazionali (come il Louvre, il British, il Kunsthistorisches di Vienna), nelle quali sono rappresentati l'ambiente naturale e l'intervento dell'uomo su di esso, in una prospettiva che coniuga l'attenzione minuziosa al paesaggio e la sua trasfigurazione simbolica. Vasi, frammenti di affreschi, terrecotte votive e monili aurei sono ordinati cronologicamente, dall'VIII secolo a.C. al II secolo d.C., ma sono anche disposti in sezioni tematiche che documentano, tra l'altro, lo sguardo sulla natura selvaggia proprio della Grecia arcaica, la rilevanza delle scene paesaggistiche nella pittura di età ellenistica, il gusto dei Romani per i giardini sontuosi, la presenza di nature morte ante litteram nell'arte pompeiana.

Da Pompei inoltre derivano alcune delle opere più interessanti della mostra, come il celebre «Vaso blu», con scene di amorini vendemmianti, ora presente nella raccolta del Museo Archeologico di Napoli. Ottenuto eccezionalmente per l'esposizione, il vaso tornerà a Napoli dotato di una nuova vetrina antisismica e antisfondamento grazie al supporto della Fondazione Bracco. Più in generale il territorio della Campania, con i suoi straordinari siti e musei archeologici, è significativamente valorizzato dal progetto curatoriale di Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo. Il percorso espositivo termina con uno sguardo sull'influenza che le ville marittime campane ebbero sull'edificazione delle grandiose dimore lacustri dell'Italia del Nord. I ricchi ceti municipali di età romana ricostruirono sulle rive dei laghi prealpini il modello delle coste tra Napoli e Roma, ridisegnando di conseguenza anche il contesto naturale. In occasione della mostra l'associazione botanica Orticola di Lombardia allestirà nel cortile di Palazzo Reale un viridario, ovvero un giardino tipico delle antiche case romane, nel quale troveranno dimora piante in uso duemila anni fa.