Cosa resterà del Fuori Salone?

Una città aperta all’innovazione. Questo il testamento dell’evento, terminato domenica, che ha raccolto artisti e visitatori da ogni parte del mondo. VAI ALLO SPECIALE

Un successo. Il Fuori Salone 2015 non ha deluso le aspettative. Un fiume di gente ha invaso Milano per assistere all'evento, legato al design, più importante del mondo. I numeri (6 giorni, 1258 eventi, 15 percorsi, 400 mila visitatori) parlano chiaro, ma da soli non raccontano quello che alla vigilia si presentava come “l'antipasto gustoso di Expo”. Più che un antipasto, alla fine si è rivelato un piatto principale, un piatto unico, ricco di ingredienti e di sapori provenienti da tutto il mondo. Chi si aspettava di assistere ad una fiera, si è dovuto ricredere. Il Fuori Salone oggi rappresenta per Milano una vetrina ben più importante rispetto alla settimana della moda e a tutto ciò che quella manifestazione trascina con sé. Nato negli anni 80 per assecondare la volontà di quelle aziende, che non avevano la possibilità di partecipare al Salone del Mobile, si è esteso e ha unito la città, da via Tortona a Lambrate, da Brera al centro, da Porta Venezia alle Cinque Vie. Passeggiando per le strade in questi giorni tra installazioni ricavate in fabbriche in disuso, cortili antichi trasformati in gallerie d’arte e appartamenti ultra moderni, i visitatori hanno avuto modo di soddisfare tutte le loro curiosità. Non solo design, ma anche arte, tecnologia, moda e food. Va detto che non sono mancate critiche e lamentele da parte dei residenti e da quanti si aspettavano forse qualcosa di più in termini di organizzazione e di efficienza.

Ma cosa resterà del Fuori Salone? Dopo la festa è tempo di ragionare su come la città possa continuare a coltivare progetti e speranze andate in scena durante la settimana. Non sarebbe utile che tutte le mostre e tutte le idee si fermassero a domenica. Expo è ormai alle porte e Milano merita di accompagnare il grande evento attraverso un panorama culturale ben disegnato, che abbracci tutte le anime della città. Certo è impensabile che l’infinità di sfaccettature, viste al Fuori Salone, si protragga tutto l’anno, ma non è un’eresia credere che si debba proseguire sull’onda dell’entusiasmo di questi giorni verso il consolidamento di un’identità pluralista, che faccia invidia a Parigi, Londra e New York. Per questo il Fuori Salone prima e l’Expo poi rappresentano un filo conduttore, un’occasione da non buttare per Milano e dunque per l’Italia. Vedremo se sarà così, intanto almeno per sei giorni è sembrato di vivere finalmente in una città aperta al futuro, all’innovazione e al ricordo vintage dei tempi che furono. Se la magia del Fuori Salone non si fermerà a domenica, per Milano saranno tempi migliori.