Cyclopride, in migliaia pedalano in una città senza auto

La prima volta è un esperimento, la seconda serve per vedere se funziona ancora, la terza è una tradizione: Cyclopride, a Milano, lo è diventata. Lo dimostrano le migliaia di persone che ieri - con il sole - hanno inforcato la bici per la più lunga pedalata collettiva d'Italia: un percorso che da piazza del Cannone ha attraversato la città verso nord-ovest, lungo via Melchiorre Gioia e il quartiere Greco-Pirelli fino a Sesto San Giovanni, per poi ritornare verso il Sempione da viale Monza, lungo corso Buenos Aires fino a piazza della Repubblica e la zona di Porta Nuova. Qualcuno anche in tandem, o con carrellini attaccati al portapacchi per portare il cane; anche se i più coraggiosi sono quelli che hanno scelto i rollerblade, perché sfrecciare in mezzo alle bici è tutt'altro che facile. Ciclisti della domenica, ma soprattuto habitué delle due ruote, che professano l'uso di un mezzo ecologico nella vita di tutti i giorni: quasi nessuno è in sella alle biciclette del bike sharing comunale, in tutto tre o quattro al massimo, utili per percorsi brevi, ma un po' pesanti per quello di ieri.

Il senso del Cyclopride è coerente con il nome: è l'orgoglio di fare della bici uno strumento quotidiano, da curare come un gioiello - telai a lucido, fiori sul cestino, campanelli da clown, catarifrangenti colorati - e da esibire. Il serpentone prosegue spedito, i blocchi del traffico funzionano ovunque, sebbene ogni tanto qualche automobilista snervato dall'attesa attacca a suonare il clacson. Dialogo tra una coppia durante la pedalata: «Ma tu guarda questo, che cafone», sbotta la pasionaria; «Eddai, almeno per oggi non facciamo polemiche, godiamoci la giornata», risponde lui, conciliante. La comunità milanese che va in bici è ampia: «Dieci anni fa la usava molta meno gente», sottolinea un signore sulla quarantina, convinto di un'utopia: «Dovrebbero esserci solo bici per le strade». All'arrivo fanno bella mostra alcune delle 300 nuove bici elettriche comunali.