Dame, streghe e un aviatore I fantasmi spaventano Milano

Il centro sarebbe preso di mira dalle oscure presenze Nel parco Sempione abitano invece donne inquietanti

Matteo Sacchi

Milano è una città gotica, nel senso più fantasmatico della parola? All'apparenza no. Però a scavare un po' come fa AnnaMaria Ghedina nella Guida ai fantasmi d'Italia (Odoya, pagg. 414, euro 22) spuntano un bel po' di poltergeist, catene tintinnanti e presenze evanescenti. Infatti a scorrere le pagine dedicate alla città si ha l'impressione che sia dotata di più presenze oscure di qualsiasi borgo inglese o della Jerusalem's Lot di Sthepen King.

Vediamo qualcuna delle presenze più rilevanti. C'è un grande classico, citato nel libro, che, in effetti, in città è (o era) molto noto. Ovvero la così detta Dama in nero o Dama velata del parco Sempione. I primi racconti su un fantasma che aleggiava nel Parco, in particolare nelle sere nebbiose (all'epoca c'erano dei bei nebbioni seri e solo l'illuminazione a gas), iniziarono a circolare in città sul finire dell'Ottocento, quando il parco che oggi sta tra il Castello Sforzesco e l'Arco della Pace era appena sorto là dove si trovava nei secoli precedenti il «barcho» ducale visconteo (ovvero la riserva di caccia dei duchi di Milano). I racconti che vari testimoni diffondevano all'epoca erano tutti molto simili tra loro. All'improvviso appariva una donna velata e vestita di nero. Profumo di violetta, aria seduttiva, chiedeva ai giovani uomini di accompagnarla attraverso il parco. Sotto la veletta il viso appariva distante ma avvenente, solo che, a sollevarla, la sottile stoffa rivelava un teschio scarnificato. Isteria di massa? Bufala contagiosa?

Sta di fatto che la faccenda venne presa sul serio da molti milanesi (giornalisti e direttori di giornali dell'epoca compresi): vennero organizzate vere e proprie spedizioni per trovare la Dama in nero. Ovviamente senza successo.

Ma ci sarebbero anche altre anime a infestare il Parco, per lo più comunque di signore... come il fantasma di Isabella da Lampugnano che il 22 luglio 1519 fu sottoposta al suplizio della ruota e poi bruciata in quanto accusata di stregoneria, ovviamente senza alcuna prova. La storia è tremenda, quasi un'anticipazione della Colonna infame di manzoniana memoria. Si dice che la vecchina sia stata vista più volte aggirarsi nel parco e vendicarsi sui passanti...

Più antica ma altrettanto gotica la vicenda che sarebbe all'origine del nome di una chiesa del centro e che viene anch'essa raccontata nel libro di AnnaMaria Ghedina. In via Broletto si trova la chiesa di San Tommaso in Terramala (o Terramara). Quel «terra mala» è un toponimo antichissimo e ha sempre dato un tocco sinistro alla chiesa, ma da cosa deriva? Lo storico Serviliano Latuada (1704-1764) ipotizzava nelle sue opere che fosse un riferimento al fatto che la chiesa è costruita vicino al luogo dove un tempo si eseguivano le esecuzioni pubbliche. Una leggenda medievale però dà un'altra versione: il nome deriverebbe da un episodio in cui Giovanni Maria Visconti (1388-1412), furioso in seguito al rifiuto del parroco della chiesa di seppellire il corpo di un uomo la cui povera vedova non aveva i mezzi per pagare il funerale, fece seppellire il medesimo sacerdote, da vivo, nella fossa destinata al defunto nel cimitero della chiesa: da qui l'origine dello strano nome. Sia come sia, tanto basta a far circolare leggende di gemiti e di voci misteriose che si sentirebbero la notte.

Non mancano nemmeno i palazzi con storie sulfuree alle spalle. Il più noto è Palazzo Acerbi in corso di Porta romana al 3. Il palazzo prende il nome da Ludovico Acerbi, senatore milanese, che acquistò il palazzo dalla famiglia Rossi di San Secondo. L'aspetto del palazzo è austero più di quanto ci si aspetterebbe da un edificio barocco. Ma il marchese Acerbi, che nel 1619 divenne Presidente del Magistrato ordinario e l'anno seguente membro del Consiglio segreto, amava organizzare sontuosissime feste e girare per la città con tanto di carrozza e decine di servitori in livrea. Ai milanesi quel fasto non piaceva. Tanto che le dicerie cittadine sostenevano che in quel palazzo abitasse il demonio: nonostante le numerose feste e il contatto con un elevato numero di persone, nessuno dei regolari frequentatori di quei ritrovi si ammalò di peste durante la grande epidemia del 1630. Però ora come ora di sulfureo sembra essere rimasto ben poco. Più evidente invece è la palla di cannone infissa nella facciata, a destra della mensola del primo balconcino, a destra del portale, visibile nella foto, sotto di essa una targa ricorda la data delle Cinque giornate di Milano in cui avvenne il fatto: 20 marzo 1848. Il che dimostra che tra i diavoli presunti e un pezzo d'artiglieria quello più pericoloso è il secondo.

Ci sarebbero anche fantasmi di periferia. Secondo l'autrice del volume in via Mecenate dove un tempo sorgevano le officine Caproni (all'epoca lì vicino si trovava il vecchio aeroporto cittadino di Taliedo) si aggirerebbe il fantasma di Gianni Caproni. Si aggirerebbe di notte vestito da aviatore, soprattutto nelle serate di nebbia. Lo scrivente abita in zona e non lo ha mai incontrato. Smetterà però di andare in giro per il quartiere la sera, o almeno con la giacca di pelle in stile bomber: non vorrebbe causare equivoci e spaventare qualcuno.

Insomma Milano una città fantasmatica quanto Torino e Roma? Forse anche perché, nella pur completa, guida manca anche qualche luogo di rilievo. Come il palazzo della Senavra in corso XXII Marzo. Prima villa di Ferrante Gonzaga governatore della città e poi manicomio dalla fine del Settecento. Nelle sue cupe stanze è transitato molto dolore. Tanto per dire: lì fu rinchiuso anche Vincenzo Verzeni (1849-1874?) conosciuto come il vampiro di Bergamo (uccise due donne e ne ferì altre sei con morsi al collo). Più di una persona ha parlato nei dintorni di inquietanti presenze. Ma si sa, i fantasmi sono veri solo se ci si crede. Di sicuro sono una bella scusa per visitare pezzi della città che non si conoscono.