Quel derby tra poliziotto e carabiniere

Una cittadina finita nel mirino della 'ndrangheta e la sfida sulla legalità

Un candidato è un ex poliziotto, l'altro è un ex carabiniere: basterebbe questo per capire quale sia il tema che domenica prossima (come da tempo immemorabile) domina il voto a Buccinasco. Legalità, sicurezza, criminalità, sbarco mafioso, «la Platì del nord», eccetera. A Buccinasco c'è dell'altro, guai e cose belle, buche nelle strade e ragazzi che tirano sera. Ma il tema, per quanti sforzi si faccia di cambiare discorso, torna sempre là: alla colonia della 'ndrangheta arrivata da Platì e dintorni negli anni Sessanta in quella che allora si chiamava Romano Banco. E che ancora oggi, mezzo secolo e innumerevoli retate più tardi, condiziona l'immagine della città.

Da una parte, per la sinistra, Rino Pruiti, vicesindaco uscente: nessuna tessera, due anni in polizia (e poi alla Sip, in quella struttura non dissimile che era il reparto intercettazioni), da sempre militante ecologista; dall'altra parte, per il centrodestra, Nicolò Licata: una vita da carabiniere, sottufficiale in tribunale e in via Moscova, infine comandante della stazione di Assago, che con Buccinasco è quasi tutt'uno. Vanno al ballottagio praticamente appaiati: al primo turno Licata era cinque punti indietro, ma nel frattempo ha incassato l'appoggio di una lista civica. E dunque si va ad uno scontro aperto ad ogni esito.

Buccinasco, d'altronde, oscilla da sempre tra un polo e l'altro. Non è mai stata un feudo rosso come Corsico o Rozzano, ma neanche un fortino moderato come Assago. Sindaci e maggioranze andavano e venivano, a volte con singolari transumanze delle stesse persone: ed era voce corrente che a determinare ribaltoni fossero i pacchetti di voti controllati dai clan. Adesso i vecchi boss calabresi sono in parte morti, molti in carcere. É tornato da poco in città Rocco Papalia, il più vivace e «politico» dei tre fratelli, segnato e piegato da ventisei anni di carcere. «Se io ho commesso qualcosa l'ho pagata, lasciatemi stare, lasciatemi godere la vita per quello che mi è rimasto», ha detto a quelli della Zanzara che gi avevano telefonato a casa.

«Non possiamo chiudere gli occhi, negare che queste presenze condizionino la città - dice Nicolò Licata - ma abbiamo le forze per liberare Buccinasco da questa coltre. Una volta qui bastava fare certi nomi e la gente obbediva, si sentiva braccata. Il messaggio che dobbiamo andare è che la legalità, il rispetto delle regole cominciano dalla cosa pubblica, e che questo è la garanzia migliore per i cittadini perbene». «La legalità - dice Rino Pruiti - non è solo il crimine organizzato, e anche un furto in casa per me è una tragedia. Ma è innegabile che per chi vive fuori di qui, l'immagine di Buccinasco sia legata indissolubilmente a questi temi, e che il condizionamento portato da queste presenze sia stato e sia ancora profonda. Noi, come giunta uscente, abbiamo chiuso il bar dei Papalia, cambiato nome al Lyons Bar. Licata dice che basterà che lui diventi indaco perché la mafia se ne vada. Mi sembra ottimista».

Eh sì, chiunque vinca è lontano il futuro in cui a Buccinasco sotto elezioni si parlerà di semafori e di asili nido come nei posti normali.

LF