Design, il made in Italy ha un'anima meticcia

A poche ore dall'apertura del 52° Salone del Mobile (9-14 aprile), il Triennale Design Museum cambia di nuovo pelle per offrirci un'altra originale prospettiva sul disegno industriale italiano, sugli ingredienti del suo successo e sugli scenari futuri. Tempismo perfetto, mentre fervono gli allestimenti, per la Sesta edizione del TDM, che apre domani e sarà visitabile fino al 23 febbraio 2014. L'attitudine a lasciarci influenzare (per poi trarne non semplici copie, ma opere originali e ri-create), è secondo il curatore Pierluigi Nicolin uno degli aspetti più caratteristici del design nostrano: non dimentichiamo che tutte le interpretazioni andate in scena fino ad ora in viale Alemagna hanno cercato di rispondere alla domanda madre «Che cos'è il design italiano?» con cui il TDM ha inaugurato la sua attività nel 2007. L'idea di occuparsi di «influenza» è venuta al direttore Silvana Annicchiarico, che la spiega così: «Si tratta di considerare un aspetto finora lasciato in ombra: quell'insieme di scambi, prestiti e inclusioni che hanno stimolato e arricchito i percorsi progettuali del design italiano. Non ci sono creazioni frutto del caso, o di ispirazioni assolute: tutto si connette in una fitta rete di apporti e modelli». La Sesta edizione dunque si concentra sulla capacità di assimilazione, fusione e reinterpretazione (in una parola, camouflage) del nostro design, in cui suggestioni di varia provenienza vengono rilette in modo creativo. Un fenomeno complesso, indagato nei suoi sviluppi dal dopoguerra ad oggi in un'esposizione «a più voci» suddivisa in tre sezioni, con ventidue designer italiani e internazionali coinvolti: nella prima parte si presentano dieci installazioni di artisti contemporanei dedicate ai maestri del «periodo d'oro» del design italiano. Gli «accoppiamenti»? Blumerandfriends/Zanuso, Ulian/Magistretti, Damiani/fratelli Castiglioni, Formafantasma/Sambonet, Calzoni/Scarpa, Scandurra/Sottsass, Cassani, Librizzi/Munari, Gamper/Ponti, Ferreri/Albini, Rota/Colombo. «È il periodo -spiega Nicolin- in cui inizia il grande successo internazionale del disegno industriale italiano e dei suoi protagonisti, una cerchia ristretta di personaggi inquieti partecipi di questa cultura specialissima». Segue una seconda parte (La distruzione creatrice) incentrata sul tema della memoria, con racconti orali e interviste a testimoni dell'epoca. L'intenzione è quella di restituire il contesto delle trasformazioni politico-economiche e culturali che incrinano i precedenti paradigmi e la figura stessa del designer nel suo rapporto con il sistema produttivo e simbolico. La mostra del 1972 Italy: The New Domestic Landscape al newyorkese MoMA e la crisi petrolifera del 1973 sono i puntelli storici che segnano la fine di un periodo e l'inizio di una lunga transizione da cui emergono i contenuti innovativi protagonisti della terza sezione, dedicata al «nuovo contesto». Qui i riflettori illuminano i nuovi scenari del made in Italy e i grandi brand di oggi, con dodici installazioni-vetrine che rappresentano, a loro modo, l'esito di un lungo percorso ricco di contaminazioni e rielaborazioni all'insegna di quello che Annicchiarico definisce «statuto meticcio del design italiano di oggi».