Il direttore di chirurgia plastica del San Gerardo: in casi simili i minuti sono preziosi

Non è stato fra i casi più gravi arrivati d'urgenza al San Gerardo. Ma la storia di Giacomo e del suo braccio stritolato a Expo lascia pensare. Soprattutto perché il bambino è finito in sala operatoria dopo ben sei ore dall'incidente. Abbiamo chiesto chiarimenti a Massimo Del Bene, direttore del reparto di chirurgia plastica dell'ospedale monzese e responsabile dell'equipe che ha svolto l'intervento.

Professor Del Bene, come mai il bambino è stato operato solo alle ore 23?

«Inizialmente è stato portato all'ospedale Galeazzi e poi trasferito immediatamente da noi al San Gerardo».

Errori di valutazione nella diagnosi iniziale?

«È il 118 che valuta dove portare i pazienti e dove indirizzare le ambulanze».

Sarebbe cambiato qualcosa se il paziente fosse arrivato prima?

«No, non sarebbe cambiato nulla. In sala operatoria è andato tutto bene e l'intervento è durato meno di due ore. Ma è inutile dire che in casi del genere i minuti sono preziosi».

In che condizioni è arrivato il bambino?

«Oltre alla frattura, abbiamo riscontrato che il braccio era ischemico, cioè senza più flusso sanguigno. I vasi sanguigni erano compromessi, così come i nervi».

Significa che il bambino rischiava la cancrena?

«Con un ulteriore ritardo nell'operazione si».

Come si è svolto l'intervento?

«In sala operatoria c'erano i colleghi Pierfrancesco Cadenelli con il chirurgo ortopedico Daniele Berruti. Hanno ripristinato il flusso del sangue, liberando e decomprimendo i vasi. Poi sono stati riattaccati tendini e muscoli».

Un intervento delicato ma nulla di eccezionale quindi?

«Si tratta di un caso eccezionale non tanto a livello chirurgico ma perché l'incidente è capitato a Expo. È assurdo che non ci sia una protezione sufficiente in un luogo così frequentato dalla gente e dalle famiglie. Giacomo e i suoi genitori hanno vissuto attimi terribili. A quanto ci risulta ci sono stati un po' di problemi a spegnere la macchina in cui è rimasto incastrato».

Ora come sta il bambino?

«Invecchierà con il suo braccio».

Degenza regolare?

«È ricoverato nel nostro reparto e starà con noi per una quindicina di giorni. Procede tutto per il meglio. Il bambino rivela solo un po' di sofferenza cutanea ma nulla di preoccupante. Starà presto bene».

Nonostante il giallo della doppia tappa in ospedale, la storia di Giacomo è andata per il meglio. È finito nel posto giusto e vivrà con il suo braccio. Nello stesso reparto Massimo Del Bene aveva operato, nel 2010, la donna di 52 anni a cui erano state riattaccate entrambe le mani. Un'operazione - quella sì eccezionale - che era durata sei ore e che aveva ridato un po' di indipendenza a una casalinga a cui erano stati amputati i quattro arti a causa di un'infezione generata da una semplice cistite. Allora fu utilizzata una tecnica anti-rigetto basata sulle cellule staminali, un principio già noto ma mai applicato prima.