Domani al Dalai Lama le chiavi della città: cino-milanesi in piazza

Presidio della comunità agli Arcimboldi A Linate l'incontro Sala-Tenzin Gyatso

«È un'iniziativa sbagliata e offende decine di migliaia di cittadini cino-milanesi, perché non tiene conto dell'effettiva realtà storica e attuale del rapporto tra la Cina e la regione del Tibet e presenta la figura del Dalai Lama non semplicemente come esponente religioso ma come capo di uno Stato che in realtà non esiste». La comunità cino-milanese firma una nota di protesta contro il conferimento della cittadinanza onoraria alla massima autorità spirituale del buddismo tibetano e anticipa una manifestazione domani alle 11.30 davanti agli Arcimboldi. Il Dalai Lama parteciperà (dalle 13.15) a un incontro con gli universitari milanesi. In teatro, il presidente del Consiglio comunale gli consegnerà le chiavi della città, una decisione votata dall'aula su proposta della Lega durante l'ex giunta Pisapia. Una cerimonia in territorio «neutro», non a Palazzo Marino e senza il sindaco presente. E in luogo «neutro» - l'aeroporto di Linate - Beppe Sala incontrerà Tenzin Gyatso. Le diplomazie hanno trovato una soluzione che garantisca un minimo di cortesia istituzionale nei confronti di Sua Santità, senza turbare oltremodo la Cina che anche attraverso l'Ambasciata in Italia ha contestato l'onoreficenza. «Milano ha interesse e deve essere accogliente rispetto alle proposte che dalla comunità cinese, però - ha sostenuto ieri Sala - deve essere un interesse reciproco. Voglio dire con precisione che, adesso stabiliremo dove, però io incontrerò il Dalai Lama e non temo ripercussioni con la comunità cinese». Nella nota i cino-milanesi ricostruiscono «fuori da fantasiose visioni» la loro versione sui rapporti tra Cina e Tibet. E citano le «centinaia e centinaia di monasteri ristrutturati e conservati con fondi governativi e non certo con quelli, ampi, di cui dispone il Dalai Lama e la sua organizzazione». Aggiunge la «forte sensazione di speculazione politica che questa iniziativa provoca, visto chi l'ha promossa una forza politica strutturalmente ostile all'integrazione». Riferimento alla Lega. E apprezzano «la scelta ponderata del sindaco di salvaguardare le sensibilità della comunità. Naturalmente questo conferimento, pur amareggiandoci, non scalfisce il nostro amore e attaccamento alla città, di cui ci sentiamo parte viva e protagonista». Riccardo De Corato (Fdi) ricorda che «la cittadinanza non è stata decisa dalla Lega ma votata da quasi tutto il consiglio, Pd compreso. La comunità cinese non può dire al consiglio cosa fare. Sala dovrà pagare dazio per l'appoggio in campagna, i milanesi no».

ChiCa

Commenti

GGuerrieri

Mer, 19/10/2016 - 16:40

Ecco in primis il bel risultato dell'immigrazione incontrollata. Sedicenti cittadini cino-milanesi, che in buona parte avranno in tasca il passaporto della Repubblica popolare, cioè di una realtà semi-totalitaria comunista maoista, dove la democrazia non si sa neanche cos'è, non solo negano la triste realtà di occupazione ed umiliazione del Tibet, ma pretendono di dettare legge a casa nostra. Povera civiltà europea, costretta da una fallimentare, folle, parassitaria classe dirigente a prostrarsi davanti sia ai petroldollari arabi che ora agli yuan cinesi...