Domus va a mille e racconta 88 anni di stile italiano

La rivista di Ponti e Mazzocchi arriva a un traguardo storico Dal 1928 è la Bibbia dell'abitare

Antonio RuzzoUn progetto di carta da affiancare a quelli di cemento. Il 15 gennaio del 1928, quando in edicola arriva il primo numero di Domus, il suo direttore Gio Ponti chiarisce subito che non sarà una rivista di maniera. Il suo editoriale, «La casa all'italiana», segna il solco: una cultura dell'abitare più famigliare e meno presuntuosa; una scommessa per mitigare il peso del folklore e l'astrattezza delle avanguardie; una sfida per farla diventare l'organo dell'orgoglio e dello stile italiano soprattutto all'estero. C'è la nuova la nuova borghesia da conquistare alla modernità con una formula a metà tra la rivista di architettura e il giornale che aggiornasse il gusto dell'abitare. Quella di Domus è una storia tutta italiana. E' la storia che nasce dall'intuizione Ponti e che prende corpo e diventa storia grazie al pragmatismo Gianni Mazzocchi un grande editore che anticipa i tempi e che la fa diventare non solo una rivista di architettura, di design, arte e urbanistica ma anche un marchio attorno al quale crescono inizitive editoriali e non solo. Ottantotto anni dal 1928 al 2016 per festeggiare in questi giorni il millesimo numero. I numeri non hanno anima ma sono capaci di dare le dimensioni di un fenomeno: oltre 140.000 pagine, 270.000 fotografie, 60.000 disegni e schizzi, 12.000 autori, 13.000 opere d'arte, 5.000 mostre. E per fissare un punto che non è d'arrivo ma solo il modo per mettere su carta ciò che è stato, con la curatela di Fulvio Irace e il segno grafico di Italo Lupi, è arrivato da pochi giorni nelle edicole «Domus Mille» è un progetto editoriale inedito, realizzato a più voci e affidato a più mani. Per l'occasione, infatti, sono stati chiamati a dare il proprio contributo tutti e nove i direttori che si sono avvicendati alla guida di Domus dopo Gio Ponti, dal 1979 a oggi: Alessandro Mendini, Lisa Licitra Ponti, Mario Bellini, Vittorio Magnago Lampugnani, François Burkhardt, Deyan Sudjic, Stefano Boeri, Flavio Albanese, Joseph Grima e l'attuale direttore Nicola Di Battista. «Il mio editore ha avuto un'idea che ho subito condiviso- racconta Di Battista- La particolarità di Domus è che dopo Ponti si sono alternati diversi direttori, in tutto nove. Ci siamo allora chiesti: perché non facciamo un numero con i 9 direttori? Un numero inedito, a più voci, richiamando gli otto direttori passati, me compreso. Ad ogni direttore è stata lasciata la libertà di immaginare un certo numero di pagine in maniera del tutto indipendente, non solo nei contenuti, ma anche nella grafica. Per questo è un numero sui generis, davvero speciale» .Il risultato è un caleidoscopio di visioni, linguaggi e suggestioni contemporanee che non perdono di vista l'orizzonte dello sviluppo futuro dei temi di cui l'architettura e il design si occupano. Senza tralasciare un consistente racconto a ritroso di una storia che ha fatto storia, Domus 1000 riunisce, in 260 pagine, un totale di 11 autori e 9 art director, a testimonianza ancora una volta della capacità di confronto, critica e anticipazione di idee tipica della rivista. Un passato che rievoca quali sono state le tendenze e gli stili e che fa intuire con una alcune «premonizioni» ciò che potrebbe essere il futuro. Come è sempre stato nel suo dna: «Domus è la curiosità vigile per il nuovo- spiegano i suoi autori- ha registrato i cambiamenti non quando erano visibili a tutti ma quando erano intuibili soltanto ad occhi senza pregiudizi...». E così sono passate alla storia le sue prime pagine, copertine che hanno raccontato come cambiavano tendenze e stili ma anche il costume. Che hanno dato ospitalità alle innovazioni tecnologiche, costruttive e architettoniche ed ad autori capofile del professionismno internazionale e delle avanguardie. Ma anche spazio ai dibattiti come le riflessioni sociali sulle conseguenze delle megalopoli, sul ruolo dell'architettura e sulle conseguenze della crisi energetica.