Donne e uomini contro nella lotta degli «Amori»

Il milanese Trabacchi nel film della Comencini che racconta di una nuova guerra dei sessi

Stefano Giani

nostro inviato a Locarno

Gli Amori che non sanno stare al mondo sanno stare a Locarno e Francesca Comencini è ripartita per Roma con un incasso di applausi che profumano di promessa di successo. Il film italiano, presentato fuori concorso al Festival, è piaciuto alla platea internazionale del Ticino alla quale ha strappato risate amare e divertimento. Nonostante il tema non sia forse originalissimo, benché di grande presa sul pubblico, che si è lasciato prendere per mano dal libro della figlia del regista di Tutti a casa e Pane, amore e fantasia, con Monicelli e Risi considerato uno dei padri della commedia all'italiana.

Amori che non sanno stare al mondo sono quelli che finiscono. Tramontano al di là delle colpe e delle sensazioni. E Francesca Comencini punta il dito sulle donne che si sottomettono, in una sorta di rigurgito femminista tardivo, che si ciba dell'attualità per mantenersi vivo. Noi donne, voi uomini. O il contrario, che poi è lo stesso. Vizi privati e pubbliche virtù di sessi indecisi che talvolta cercano nell'omologo il conforto e l'antidoto all'altro che non capisce. Così il milanese Thomas Trabacchi - che incarna in Flavio i difetti teoretici dell'uomo comune - è lo stesso che tratteggia la reazione della donna tipo dopo aver incassato un no. «E ora non piangere. Perché piangete tutte dalle 3 alle 5 del mattino...». Donne sull'orlo di una crisi di nervi che si abbandonano allo sfogo incondizionato e vomitano tutto quello che per anni sono state costrette a tenere nascosto. Claudia (Lucia Mascino), docente universitaria scanzonata e insofferente, accetta la corte di una studentessa. E il cerchio dei giorni nostri si chiude con una piccola indulgenza all'omosessualità che, di questi tempi, è una captatio benevolentiae molto gradita ai più.

Al diavolo, dunque, il maschio cattivo e tutto sommato anche un po' vuoto e superficiale, approdato ai quaranta con poca convinzione e molte velleità. Una «minoranza etnica» nel teorema Comencini che si lascia mettere nel sacco da una sua allieva, bravissima a portare all'altare l'impenitente e frivolo prof. E forse uno degli aspetti più tragicomici di questo microcosmo è proprio l'ambientazione universitaria che mostra, nei profili di docenti insoddisfatti della vita, le carenze di un insegnamento che nascono forse dalle sconfitte precedenti come uomini e donne. Sole. Soli. Facce contrarie di un medesimo complesso di inferiorità.

Amori che non sanno stare al mondo uscirà a novembre e piacerà, come piace chiunque sappia strappare qualche sorriso, ironizzando su comuni e diffuse debolezze. «Ho voluto raccontare l'uomo visto dall'altra metà del cielo e allo stesso tempo mostrare che la parte femminile non deve più stare zitta e vergognarsi di se stessa» ha spiegato Francesca Comencini, buttandola sul sociale. Già, la sottomissione da esorcizzare. Molto più lucida l'analisi semplice di Domenico Procacci che del film è il produttore come Fandango. «Abbiamo fatto un film senza sfide particolari. L'unica ce la giochiamo in grande stile a Locarno. Quando siamo stati invitati mi è sembrato bello e lusinghiero esserci. La sfida è tutta qui».