Duemila specializzandi negli ospedali lombardi

Svolta per arginare la carenza di personale A ottobre in corsia: è (quasi) tutto pronto

Arrivano i rinforzi. Presto, probabilmente già a ottobre, quasi 2mila specializzandi potrebbero entrare negli ospedali lombardi. Che si possa fare l'aveva stabilito a dicembre la Corte costituzionale, respingendo il ricorso del governo Gentiloni, che aveva impugnato la legge lombarda che apriva questa strada. Adesso siamo a un passo dal concretizzarla: sono pronte le linee guida ed è arrivato l'ok della conferenza dei prèsidi di medicina. Mancano solo gli ultimi passaggi formali, ma è fatta: gli specializzandi del 4° e 5° anno potrebbero entrare in corsia, arginando una situazione di emergenza, non solo locale. «È una soluzione alla lombarda - dice con comprensibile orgoglio l'assessore regionale alla sanità, Giulio Gallera - In autunno avremo quasi 2mila specializzandi, professionisti con 5 anni di università più 3-4 negli ospedali: saranno un aiuto importante, un sostegno per i medici che già lavorano nelle nostre strutture».

Soluzione alla lombarda, dice Gallera. Sì perché anche altre Regioni si stanno misurando col problema. Il Veneto ha annunciato una soluzione che è una sfida sul terreno dell'autonomia: l'assunzione nei reparti di medicina e geriatria di 500 medici laureati ma non ancora specializzati. «Una forzatura - commenta Gallera - Noi siamo più concreti, al di là delle sfide politiche, che possiamo anche condividere in linea di principio, questa è la strada da seguire».

La carenza di personale è un fenomeno che si è evidenziato in modo quasi drammatico negli ultimi anni, e ora deve fare i conti anche con l'uscite per i pensionamenti resi possibili con la «quota 100». L'esercito di 10mila medici «sfornati» ogni anno non basta. Quelli che non entrano nei corsi di specializzazione vanno spesso a fare altro, ma non possono entrare nel sistema sanitario. La scorciatoia veneta apre problemi di tipo assicurativo e sindacale. Altri richiamano i pensionati, ma la carenza è avvertita in modo sempre più urgente, anche in Lombardia, nonostante gli sforzi del Pirellone. «Le 2016 le borse erano 25 - ricorda Gallera - nel 2019 siamo a 85, sono più che triplicate. Ma è una goccia nel mare». Nel 2018 il fabbisogno lombarddo corrispondeva a 1.600 medici, le borse finanziate erano per 960. In tutta Italia sono circa 8.500 i medici di cui c'è bisogno. Per il futuro il governo (ora dimissionario) ha cambiato linea rispetto al passato, prevedendo borse per 8mila: «Per una volta corrisponde al fabbisogno - dice Gallera - ma sono corsi che partono ora, il beneficio si vedrà fra 5 anni. Il problema è adesso». Ed ecco la soluzione, nel solco della legge del 2017, che consente di inserire con diversi gradi di autonomia, negli ospedali, questi specializzandi, con la guida dei tutor e che dei professori; anche in sala operatoria, dove devono stare due medici. Uno dei due potrà essere specializzando. Con le linee guida e l'ok dei presidi manca solo un ultimo documento per definire le regole d'ingaggio. «Sopperiremo alla carenza con un sostegno agli ospedali, e questo consentirà anche una formazione migliore. Entro fine settembre conto che sia tutto pronto», dice Gallera.