E adesso anche la Voloire si prepara al trasloco

Pronto un esposto alla Corte dei conti contro il trasferimento imminente

Michelangelo Bonessa

Un reggimento in balia di una burocrazia che ignora i cambiamenti degli ultimi anni e la sicurezza sul territorio. Gli ordini arrivati nel 2013 dagli alti comandi hanno imposto alle Voloire di lasciare Milano dopo cento anni, ma lo spostamento a Vercelli è stato contestato da subito: uno dei motivi è che si tratta dell'unico reparto di stanza nel capoluogo lombardo utilizzabile per la sicurezza urbana. E oggi se ne torna a parlare per le voci di corridoio sul piano di organizzazione dei comandanti regionali: pare che dai prossimi spostamenti degli ufficiali si intraveda l'imminenza della ricollocazione delle Voloire. Voci non confermate, ma che hanno rimesso in allarme la politica locale già mobilita per scongiurare lo spostamento. «La caserma Santa Barbara, al contrario della Scalise di Vercelli - ha affermato l'assessore regionale alla Sicurezza Simona Bordonali - è un edificio idoneo a ospitare le Voloire e a garantire le strutture necessarie all'equipaggiamento e alla preparazione dei militari. Ci auguriamo dunque che prevalga il buon senso e che questo trasferimento venga scongiurato, nell'interesse dei militari e della sicurezza dei territori milanese e lombardo». Un'alzata di scudi che è seguita a quella di nomi di peso della politica nazionale. Sei interrogazioni parlamentari sono arrivate da senatori e deputati di tutti gli schieramenti politici: da Lia Quartapelle e Massimo Mucchetti del Partito democratico a Paolo Romani di Forza Italia, da Gian Marco Centinaio della Lega Nord a Emanuela Corda e Tatiana Basilio del Movimento 5 Stelle, fino al centrista Gabriele Albertini. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti però non presta orecchio: si è limitata a un generico riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto dalle Voloire nell'operazione «Strade Sicure» e nella gestione della sicurezza Expo 2015. La decisione della ricollocazione del reggimento fu presa per motivi di spending review, ma l'Associazione nazionale delle Voloire ha dimostrato che il trasferimento porterebbe un ulteriore aggravio delle spese: utilizzare un militare di stanza nella città per servizi sul territorio costa quattro volte di meno rispetto a un esterno. E questo è solo uno dei capitoli in cui i numeri danno ragione al reparto, tanto è vero che l'associazione sta lavorando a un esposto da presentare alla Corte dei Conti.

Il ministro però sembra abbia le mani legate: «Il combinato disposto delle norme in vigore fa sì che il Capo di Stato Maggiore della Difesa abbia acquistato un peso pari solo a quello che aveva il generale Cadorna prima di Caporetto - spiega un ufficiale di lungo corso - ormai la politica non è più in grado di controllarlo: addirittura c'è un articolo della legge che dice che il ministro non può prendere nessuna decisione senza una proposta scritta del generale». Il Libro bianco è nato con lo scopo di razionalizzare le Forze Armate, cioè ridurre gli effettivi e i costi, ma per ora è servito più a concentrare potere nelle mani del generale Claudio Graziano. Lo stesso ministro, come ricordato da Franco Bechis su Libero, è ridotto a inseguire contratti e debitori che ruotano intorno a Difesa Servizi, una società nata proprio su spinta di Graziano e dell'allora ministro La Russa per aumentare gli incassi dell'apparato militare. Invece è stato una Caporetto economica.