E a Buccinasco la sfida è sulla libertà della scuola

La sinistra ha dichiarato guerra alla materna parrocchiale. Ora rischia di perdere il Comune

Alberto Giannoni

A Buccinasco si vota anche sulla libertà di scuola. I 27mila abitanti del Comune alle porte di Milano l'11 giugno scelgono il loro sindaco fra 5 candidati (Pd, centrodestra, 5 Stelle e due civiche). E stasera in agenda c'è l'appuntamento più importante della campagna elettorale, con un confronto fra gli aspiranti sindaco, invitati dal comitato genitori dell'asilo parrocchiale (e da «Dialogo e cultura) nella scuola materna intitolata a Don Stefano Bianchi, il sacerdote pioniere che nel 1961 fondò il primo asilo della città, oggi tema caldissimo della sfida elettorale. La scuola don Stefano Bianchi è il tipico frutto del welfare milanese, inventato per aiutare (tutte) le famiglie impegnate nel lavoro, aperto ed efficiente. Emblematico il fatto che la prima convenzione comunale sia stata stipulata nel 1983 da un sindaco di sinistra, una prima cittadina donna, la comunista Francesca Arnaboldi, che - in tempi di ideologie, ma anche di pragmatismo - aveva capito il valore di quell'impresa sociale messa in piedi dal parroco. Un'intuizione che oggi porta dritta al buono scuola, istituto che aumenta la libertà e l'efficienza. Il Comune ha scritto nero su bianco che per ogni bambino iscritto alla scuola paritaria le casse dell'ente risparmiano 1.600 euro all'anno. Oggi perfino i 5 Stelle, che candidano Alberto Schiavone, non hanno dubbi: «Protestammo in Consiglio quando venne votata la risoluzione che ridusse i fondi disponibili per l'istituto. Riteniamo la scuola un'eccellenza, degna di continuare la sua opera e di cui Buccinasco ha bisogno e ne va fiera». E i 5 Stelle (pragmatici come riescono a colte a essere in Lombardia) «rischiano» di arrivare al ballottaggio. E al ballottaggio punta ovviamente il centrodestra, che schiera un ex ufficiale dei Carabinieri, Nicolò Licata. Dal voto del 25 giugno rischia invece di restar fuori il centrosinistra, che candida a sindaco Rino Pruiti, attuale vicesindaco, area arcobaleno ma vincitore delle primarie di coalizione. Era stato il commissario prefettizio, nel 2011, a tagliare la convenzione che stabiliva un utile contributo a vantaggio delle famiglie dei bambini iscritti. In quell'anno alla materna paritaria era frequentata da 330 bambini (563 gli iscritti alle due scuole statali). Tantissimi bambini di ogni estrazione, «compresi i figli di politici di sinistra» dicono in città. L'amministrazione a guida Pd fra i primi atti, nel 2012 ha rivisto la convenzione tagliando il contributo e introducendo di fatto il «numero chiuso». La scuola è scesa dunque a 260 bambini nel 2016, quando (ad aprile) una nuova convenzione è tata approvata in un Consiglio «caldo» come uno stadio, con 300 persone fra il pubblico, striscioni e slogan: «Abbiamo perso la parità» dicono i genitori, rammaricandosi dell'ulteriore taglio (il numero dei contributi erogabili viene ridotto a 234 bambini, in base a una stima sulla denatalità. Meno libertà, meno efficienza, più ideologia senza pragmatismo. E Buccinasco voterà anche su questo.