E i moderati non votano per il «Che»

di Giannino della FrattinaE adesso a sinistra sperano che Beppe Sala non abbia ancora messo in naftalina la maglietta di Che Guevara. Perché il piano di sfondare al centro è già fallito e i voti dovrà andarli cercare tra i compagni. Questo dicono i sondaggi quando la candidatura di Stefano Parisi è così fresca da non aver ancora spostato l'ago. Nonostante questo, il candidato del centrodestra è già incollato a mr Expo per il quale molti pensavano a una vittoria facile-facile. Non sarà così, perché Sala di voti al centro non ne prenderà. Già spento il miraggio della razza padrona renziana che sognava un partito della nazione di rito ambrosiano con cui dar l'assalto a Milano. E puntellare un governo Renzi mai così traballante. Un ottimo manager come Parisi (ma con grande esperienza politica a Palazzo Chigi con cinque diversi presidenti del consiglio) ha mandato in fumo i tutti i piani. Non ci sarà fuga dei voti moderati verso un Sala pronto a metterli a disposizione di politiche di sinistra come quelle di Piefrancesco Majorino (e don Colmegna) o dei centri sociali. E per di più dalla sua parte Parisi ha quell'enorme bacino moderato che non era andato a ri-votare Letizia Moratti. Basterà riportarlo alle urne. Come? In questi giorni si è capito che a Milano c'è gran fame di un centrodestra con due virtù: buon programma e leadership. Dai primi passi sembra che Parisi li abbia entrambi.