E i simboli sacri sono spariti pure dalle luminarie

Sulle strade luccicano phon per i capelli, calici, caramelle. Neanche la gioia di un pastorello

La palma della stravaganza spetta a via Dante. I passanti con il naso all'insù a chiedersi cosa rappresenti quel «proiettore» da cui escono fasci di lucine rosa. Si arriva alla conclusione: poiché lungo la via c'è Dyson, le luminarie rappresentano un phon. E' davvero così: luminarie natalizie a forma di phon per capelli.

Bicchieri a Brera, caramelle in corso Vittorio Emanuele, un miglio di sfere dorate in corso Buenos Aires realizzate da Liu Jo, stelline e fiori in corso Venezia, strisce arcobaleno lungo altri viali. Le luminarie per Milano sono o un messaggio politico o un clima pubblicitario.

Ma, i simboli natalizi dove sono finiti? Ah, quando si era bambini! L'incanto delle luminarie. Le lucine che disegnavano stelle comete, pastorelli, pecorelle, angioletti, fiocchi, e non crediamo d'essere bigotti o reazionari nel sognare fili di luci che ci mostrino cherubini e serafini con le trombe, se questo maestoso immaginario natalizio è ancora nella mitica visione del Rockefeller Center di New York.

Natale è il mondo del dono, ma se sotto l'albero ci può stare anche un phon, la magia di una luminaria non sta tanto nel rappresentare quel dono, quanto nell'evocarlo attraverso una dimensione magica. Non c'è un Babbo Natale tra i led sospesi, una slitta, non ci sono gli animali che popolano il presepio, non c'è un emblema che renda sana gloria alla dimensione sacra di questi giorni in cui attendiamo il Natale del Signore.

In piazza Duomo si eleva il ricco albero di Sky: un monumento alle pagane palle di tutte le dimensioni. Poi, guardi in alto, verso la punta, e ti aspetti la stella cometa che tra l'altro, in quanto segnale luminoso che infuse a tre Re Magi un film senza precedenti, poteva anche essere adatta come trasmettitore di segnale via etere. Invece no. L'importante è la luce, e le luminarie natalizie contano 35 chilometri di strade rischiarate, per un totale di 180 vie, forse un record rispetto agli anni scorsi, in cui il Natale, durante l'amministrazione di Giuliano Pisapia, era diventato un po' buio e privo di brio.

Oggi la luce c'è, ma è così distante dalla piccola felicità di un pastorello o dall'infantile genuinità di una campanella, che fanno sante le cose nel senso più piccino del termine, come i fogli che disegnano i bambini, oggi la luce simboleggia se stessa e stimoli commerciali, che rimangono freddi, non entrano nella meraviglia. Questa città non manca di fantasia, ma la sua creatività non è un mondo sognante, è un'impresa che si muove verso oggetti utili e attuali. Milano non si concede al Natale da cartolina del paesello con la chiesetta, la croce e l'unica finestra illuminata sotto la neve, ma a una Festa da red carpet con i phon che vanno a manetta in via Dante, e hanno almeno il merito di rendere più rosato il Castello, nella notte... senza renne.