E ora tutti pazzi per la bella scrittura

Di gran moda i corsi dell'Associazione calligrafica italiana che compie 25 anni

Nulla dies sine linea che, parafrasando il buon Plinio il Vecchio, con un buon proposito per l'anno nuovo, suona come «Guai a far passare un giorno senza scrivere». Naturalmente a mano. Cara, vecchia calligrafia, tanto insidiata dalla tecnologia di dita che «scrollano» invece che tracciare grazie e svolazzi. Più che un autografo col vip oggi, conta il selfie: il video batte la penna anche nell'autorevolezza del souvenir.

Vero. Però ricordiamoci che un maghetto come Harry Potter è uscito dalla penna, condotta a mano, di lady Rowling che se ne stava seduta in pub e non davanti ad un tablet. Potenza di mille babbani, scrivere a mano ha ancora un senso e in città, la storia che ha fatto di Milano la capitale dell'editoria, non si dimentica. Così al traguardo dei 25 anni la milanese Aci - Associazione calligrafica italiana (www.calligrafia.org), in un recente convegno internazionale, ha tratto una fotografia non del tutto pessimistica sul futuro della scrittura a mano: «C'è crisi, ma anche un rinnovato interesse», spiega Francesca Biasetton, presidente Aci che in febbraio ripartirà con i suoi corsi. Che grazie al blasone dei docenti - ogni anno coinvolgono oltre 300 «alunni», calligrafi in cerca di stile o principianti alle prese con pennino a punta larga, sottile, tiralinee o brush pen. Ci sono insegnati, logopedisti ed educatori che vogliono perfezionarsi, ma anche giovani che vogliono imparare a scrivere bene anche per rimpolpare il curriculum nel campo del design, magari seguendo le orme di affermati calligrafi come Luca Barcellona, Giovanni De Faccio o Alex Barocco, per citare alcuni dei maestri di Aci: «Noi non insegniamo con fotocopie o tutorial precisa Biasetton - ma ognuno dei nostri maestri illustra le varie scritture con il proprio stile». Ci sono anche corsi per bimbi («che sono i più entusiasti») spiegano da Aci, perché scrivere è una pratica che coinvolge tutto il corpo: «Una buona percentuale di casi di dislessia, disgrafia e discalculia non è dovuta a patologie, ma solo a scarsa abitudine alla scrittura a mano», spiegano Anna Schettin, vice presidente Aci e la calligrafa Anna Ronchi, dati scientifici alla mano. «Spesso ci si corregge con esercizi di postura, respiro e naturalmente pratica». La scrittura serve a dare ordine al pensiero, ma notizie come l'abolizione del corsivo a scuola, come accade da anni negli Stati Uniti e più di recente anche in Finlandia, non devono allarmare: «A scuola si imparano quattro forme di scrittura: maiuscolo, minuscolo, corsivo e stampatello. Privilegiare minuscolo e stampatello non è per forza un errore, se non viene meno la pratica».

È questione, semmai, di fare sistema con le più tipiche scritture digitali che mediano da queste due forme stampatello e minuscolo tralasciando il corsivo. Niente panico quindi: semmai la sorpresa viene dagli uomini che hanno quasi eguagliato le donne nel frequentare i corsi: non più solo signore desiderose di perfezionare «lo bello stilo» magari per bigliettini d'auguri, lettere a prova di galateo o più semplicemente per liste della spesa a regola d'arte. «Ormai i corsi sono misti», aggiunge Biasetton. «Tutti, però, vorrebbero avere subito risultati e hanno sempre meno tempo».

La scrittura, invece, ha bisogno di tempo per sedimentare gli automatismi e divenire un personale marchio di fabbrica e cioè la propria, indubitabile, calligrafia. Così fra i corsi più seguiti e sempre riproposti, c'è quello per prendere confidenza con la capitale (maiuscola) romana e poi con il foundational inglese. Per chi si cimenti invece già con punta sottile, ecco la corsiva inglese. Chi ha già dimestichezza con tratto e ductus, si lancia con tiralinee e brush pen affrontando anche la storia della calligrafia nei manifesti cinematografici e le forme più artistiche di lettering (www.calligrafia.org).