E a Pisapia arriva la Tares sbagliata

La macchina degli adempimenti fiscali si è inceppata: anche Giuliano Pisapia ha ricevuto un bollettino Tares sbagliato. Lo ha ammesso lui stesso, imbarazzato, parlando dell'auspicabile sburocratizzazione del fisco.
Anche il sindaco vittima del caos: l'errore non guarda in faccia nessuno - penserà qualcuno - e questo potrà forse consolare qualche contribuente, ma la gaffe burocratica dà anche il senso del livello di confusione che devono sopportare i milanesi. Non solo sono tenuti a pagare tasse elevate e numerose, per farlo sono anche costretti a inseguire la pubblica amministrazione. Ieri il «Giornale» ha raccontato dei mille nuovi bollettini sulla spazzatura che il Comune sta inviando in questi giorni e dei moltissimi casi segnalati di disservizi ed errori (persone che hanno ricevuto tre moduli e famiglie che non li hanno ricevuti affatto). Ma non è solo la Tares il problema. Esperti commercialisti parlano di un 8% di errori anche nei dati catastali. E non solo: il sito del Comune internet ci mette del suo e l'ufficio Tributo di via Silvio Pellico è preso d'assalto da cittadini doppiamente inferociti.
Le tasse sono sempre più l'incubo di famiglie e commercianti. E dal grottesco caso della mini Imu alla nuova giungla di sigle (Iuc, Tari, Tasi e Imu), le decisioni romane e quelle locali si aggravano a vicenda. L'ultima arrivata è la Tasi, praticamente la nuova Imu (grava sulla casa). L'effetto previsto per i proprietari sarà tutto da verificare: qualcuno risparmierà forse qualche euro, in attesa della revisione degli estimi catastali, altri invece ci rimetteranno e fra questi sicuramente i titolari di seconde case, che pagheranno il conto della probabile addizionale (fino allo 0,8 per mille) che in Comuni possono introdurre (con funzione redistributiva) per concedere detrazioni ai meno abbienti. Nonostante i probabili aumenti, la nuova imposizione rischia di generare un nuovo buco (previsione 100 milioni) nelle casse di Palazzo Marino. Su questo fronte il sindaco ha spiegato ieri cosa intende fare: girare al governo la patata bollente. «Non si può non essere preoccupati - ha detto - di fronte a decisioni che per usare un eufemismo direi scellerate da parte del governo». «Il parlamento lo può modificare - ha proseguito Pisapia - ma certo è che su questo c'è una coesione di tutta la coalizione, di cui fanno parte partiti e movimenti che appoggiano il governo e altri che non lo appoggiano». «Noi non possiamo e non vogliamo fare più tagli ai servizi per i cittadini - ha detto ancora - avendo noi nel 2013 rimesso in sesto in maniera strutturale il bilancio, non vogliamo che nuove norme ci rimettano nella condizione del passato. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare - la certezza del sindaco - e adesso faccia il governo. Noi abbiamo ridotto le spese, abbiamo fatto una seria spending review, abbiamo valorizzato le potenzialità della città e questo non ha fatto il governo, perché a livello di ministeri le spese sono aumentate. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, altri facciano il loro».
Pisapia esclude dunque nuovi tagli ai servizi, glissa su altri possibili tagli (sicuro che la spesa corrente sia tutta inevitabile?) e sembra anche non voler ricorrere a nuovi aumenti di tasse e tariffe. Ma conoscendo la propensione alla stangata di questa giunta, i milanesi stanno in campana, essendo appena usciti da un anno in cui le botte sono arrivate da tutte le parti: dall'Irpef alla Cosap, dalla Tares ai parcheggi, dai contestatissimi aumenti dei biglietti Atm. E dove non è arrivato Palazzo Marino ci ha pensato Roma, basta pensare ai rincari dei pedaggi autostradali. La vessazione fiscale non ha fine.