E la scuola che funziona finirà smantellataPalazzo Marino pensa a vendere o «mettere in rete»

È a cinque minuti da via Paravia. Appena tre strade più in giù. È la scuola di via San Giusto dove a differenza della «Radice» i bambini stranieri sono solo il 5 per cento. È una piccola eccellenza milanese. Unica scuola comunale in tutta la città. Realizzata dieci fa dall'allora assessore Bruno Simini (con la giunta Albertini) ha due forti caratteristiche: musica e sport. Un indirizzo che piace e infatti funziona e bene. Con un «ma»: al Comune costa 6mila euro a bambino, come ha spiegato ieri l'assessore Guida facendo due conti veloci. Moltiplicati per i circa 200 alunni che la frequentano (ci sono due sezioni), ecco i costi per le casse comunali. Troppi, a quanto pare. Al punto che il Comune sta riflettendo se non sia giunto il momento di «ridefinire il collocamento della scuola», come ha buttato lì ieri il vicesindaco Guida. In poche parole, alienarla, di farla diventare statale e di metterla in rete con quella di Paravia «per permettere un passaggio di utenza tra le due realtà». Realtà profondamente e radicalmente diverse. Il Comune vorrebbe integrarle facendo sì che la scuola di Paravia diventi attrattiva anche per l'utenza italiana che frequenta anche via San Giusto. Così, insieme al Polo Start l'idea alla quale sta lavorando Palazzo Marino è di creare in questa zona il cosiddetto «omnicomprensivo musicale milanese». Anzi. È ben più di un'idea. «C'è già un accordo - ha chiarito il vicesindaco - tra l'assessorato all'Educazione, il Conservatorio e l'istituto dei ciechi di via Vivaio e siamo in attesa della conferma da parte del ministero». In dirittura d'arrivo. «Si punta all'eccellenza» dicono. «E perché solo qui?», incalza Mariolina Moioli, ex assessore all'Educazione. «Ammesso che i genitori accettino una soluzione del genere - spiega - non si può pensare di fare attività di integrazione solo su una scuola. E tutte le altre? Qui si prevedono ben 17 progetti, un bombardamento. E il progetto educativo del quale poi il Comune non ha competenza qual è?». In via Paravia oggi ci sono 4 classi che occupano una piccolissima parte dello stabile nel quale un tempo - quando qui studiava anche Mario Calabresi direttore della Stampa - ci stavano 35 classi, 7 sezioni e molti laboratori. «Una scelta - conclude la Moioli - che oggi motivano spiegando che ci faranno mille servizi che però ora non ci sono».