E gli stranieri ridono: «Non si trova il metrò»

Provate a essere un inglese in stazione Garibaldi. Come minimo vi troverete spaesati. Parola di Ian McDonald, 78 anni ed ex dipendente della metropolitana londinese e delle ferrovie britanniche. È sbarcato giovedì sera a Milano ed è rimasto stupito dalla mancanza di organizzazione del nuovo hub del trasporto pubblico. «Già per i biglietti sono iniziati i primi problemi - racconta stupefatto l'inglese – al distributore non sapevamo quale bottone schiacciare per prendere il biglietto e non vedevamo nessuno a cui chiedere informazioni». E poi la questione non è certo migliorata: «Non sapevamo dove andare e nemmeno come raggiungere la metropolitana – spiega McDonald – la carenza di indicazioni chiare è evidente anche solo al confronto con la stazione centrale: lì è già più chiaro come muoversi e ci sono anche molte più strutture per i disabili». Senza contare che le indicazioni su come muoversi in città non sono delle migliori: «Vedevo le scritte colorate della metropolitana, come linea 2 o linea 5, ma non sapevo dove si dirigevano: se avessi voluto raggiungere il Duomo o altre mete di interesse turistico non avrei avuto altra scelta se non chiedere informazioni alla prima persona che passava, non chiediamo le informazioni in inglese: basterebbero delle frecce».
E non è un problema riscontrato solo da McDonald: «Quando sono arrivato alla stazione Garibaldi – dice Trevor Garrod, presidente della Federazione europea dei passeggeri – non avrei trovato nemmeno la metro se non fossi stato già un'altra volta in questa città e non è la sola criticità che ho visto come straniero arrivato alla stazione: è anche giusto che le stazioni siano una sede per molti generi di negozi e attività, visto che le aziende si arricchiscono anche così, ma la segnaletica dovrebbe principalmente riferirsi alla natura del posto, cioè devono essere chiari i messaggi per orientarsi tra i servizi di trasporto altrimenti – conclude – non è chiaro se si tratti di una stazione o di un centro commerciale».
E per un inglese come McDonald dovrebbe essere anche più facile spostarsi all'interno di un hub del trasporto pubblico: «A parte il fatto che ho girato le stazioni di mezza europa e che giovedì arrivavamo da Parigi - sottolinea l'inglese – io ho lavorato per 28 anni alla metropolitana londinese, quindi non sono nemmeno il tipico turista tonto e mi sono orientato senza difficoltà nelle stazioni di mezza Europa».
Sia McDonald sia Garrod inoltre sono a Milano per il convegno della Federazione di cui il secondo è presidente.
E durante il convegno sono emersi alcuni punti critici del sistema di trasporto lombardo: uno, forse il principale, è quello che in Lombardia ci sono 25 enti diversi che gestiscono il settore e un'ottantina di operatori, di cui quindici abbastanza grossi.
Una nuova legge regionale vuole ridurre a cinque almeno le agenzie della mobilità, ma sui tempi per la realizzazione di questa semplificazione c'è grande incertezza. Altri li spiega una domanda di uno svizzero al dirigente Atm presente all'evento: «Come mai qui calcolate la regolarità con cui passano i vostri treni e non la puntualità? Non sarebbe più semplice come facciamo da noi?».

Commenti

Silvano Poma

Dom, 16/03/2014 - 19:24

Effettivamente le indicazioni sono poche e non facilmente trovabili e non sempre chiare. Ci sono mille indicazioni per la nuova linea Lilla, poche per tutto il resto, compreso l'Uscita. Per il fatto che ci siano indicazioni in inglese, farei due osservazioni: non solo negli altri paesi europei non ci sono indicazioni in italiano, ma, tranne che negli aeroporti, neppure in inglese (e giustamente). Secondo perchè in inglese e non in spagnolo o arabo, visto che chi parli questi idiomi sono più numerosi di quelli che parlano inglese?