Ebreo accoltellato «Nessuna pista Caso chiuso»

Sono destinati a restare un mistero il movente e l'autore dell'accoltellamento del rabbino Nathan Graff, il 12 novembre 2015 in viale San Gimignano. Dopo oltre un anno e mezzo di indagini il pm Enrico Pavone ha deciso di chiedere l'archiviazione del fascicolo.

«Sono stato aggredito in quanto ebreo, ma non credo che Milano sia una città antisemita», aveva detto dall'ospedale l'esponente della comunità ebraica milanese. E pochi giorni dopo l'aggressione davanti a un ristorante kosher era stato organizzato un corteo di solidarietà. Il movente terroristico o antisemita però era stato il primo ad essere escluso con ragionevole certezza dagli inquirenti. Tutte le altre piste sono state seguite, da quella professionale a quella personale, e il lavoro della Squadra mobile non si è mai fermato.

La polizia aveva diffuso un identikit dell'uomo che quella sera si era avventato da dietro e con il volto coperto su Graff, colpendolo con sette coltellate. A terra erano state trovate alcune macchie di sangue che non appartenevano alla vittima. Il campione era quindi stato confrontato con l'unico indagato per lesioni, un uomo che vive nelle vicinanze, ma con esito negativo. Niente di utile alle ricerche era emerso dalle telecamere di sorveglianza né dalle testimonianze. Allo stesso modo il rabbino 42enne non aveva fornito ipotesi concrete su chi potesse essere il colpevole e su suoi eventuali nemici.

Una volta evaporata la pista delle macchie di sangue quindi, e visto che in mano a chi ha indagato non è rimasto altro, la Procura non ha potuto che chiedere che il caso venga archiviato. Toccherà al gip decidere se accettare l'istanza del pm, cui comunque la parte lesa può opporsi, oppure ordinare ulteriori accertamenti.

CBas