«Ecco Papa Benedetto, tra il libro di Teodolinda e le gambe coi capricci»

Il segretario Gaenswein: «Testa lucidissima, non è cieco, partecipa alla vita della Chiesa»

Sabrina Cottone

L'arcivescovo tedesco Georg Gaenswein ha appena conosciuto di persona la regina bavarese Teodolinda: ritratti, storie di vita, vezzi come un ventaglio, un pettine, una coppa, o utensili devoti come le ampolline che lei chiedeva di riempire d'olio benedetto in Terra Santa. L'uomo che tutto il mondo conosce come alter ego di Papa Benedetto, dal 2003 suo segretario personale e un po' suo scudiero, ha compiuto un viaggio nel tempo, nel VI e VII secolo, tra i contrasti dei Longobardi ariani con la Chiesa, ma soprattutto sul ponte di pace che Teodolinda, giovane principessa di Ratisbona, cattolica di nascita, seppe creare tra Papa Gregorio Magno e la Corte e il popolo longobardo di cui fu amata regina.

Così monsignor Georg annuncia che Benedetto ha detto sì: sarà a lui dedicato il libro «La Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza. Atlante Iconografico», opera omnia sulla Cappella, con la Corona ferrea e la reliquia del chiodo della Croce contesa da re, papi e imperatori e venerata dai fedeli. Legare il proprio nome a Teodolinda non è una scelta senza significato, visto il ruolo della regina nella storia della Chiesa. Spiega Gaenswein: «Ha tante richieste di interviste, prefazioni e ha deciso di non farne più. Però questa è una dedica, altra cosa».

È la prima volta di Gaenswein a Monza. Con queste immagini fresche nella mente nasce il colloquio con un gruppo di giornalisti, sotto una grande statua di san Giovanni Battista che domina la parte nuova del Museo del Duomo: «Questa sconosciuta principessa di Ratisbona diventa regina, non ha quasi nessuna formazione politica ma riesce a fare politica perché la sua bussola è la fede. Riesce a pacificare realtà opposte, incompatibili. È un messaggio importantissimo».

Anche per oggi? Certamente: «Non è solo una messaggera, ma creatrice di pace. E poi era una donna, la prima donna ad aver fatto questo ed era quasi una ragazza quando lo fece». Allora, nel corso della visita, quel che l'ha colpito di più «è l'insegnamento di come la fede riesca a portare pace, a pacificare realtà che sembrava impossibile che potessero essere pacificate». Verità che durano a lungo, se è vero che «la Corona ferrea è un mito, un simbolo unico al mondo, che riesce a portare effetti di pace: dove c'è pace sempre umanità, dove non c'è manca umanità».

Benedetto, che ha sempre apprezzato l'apporto spesso nascosto del genio femminile, tanto che da Papa volle canonizzare e proclamare dottore della Chiesa una donna complessa come Ildegarda di Bingen, aveva iniziato a studiare anche la regina longobarda. «Si è occupato della figura di Teodolinda, anche se non ha approfondito gli studi, da bavarese a bavarese c'è il legame di cuore... Lei veniva dalla Baviera, dove una volta Ratzinger era professore - racconta Gaeswein - Aveva una casa lì e ci è sempre tornato per un mese in agosto per studiare, anche da prefetto per la Dottrina della fede. Soltanto da Papa è finita la libertà e la sua è diventata una casa di studi».

Impossibile non chiedere al suo segretario particolare, colui che ne ha condiviso ore dure e luminose, come stia Papa Ratzinger adesso. Scomparso dalla vista, nonostante il libro intervista di Peter Seewald che ha causato anche qualche polemica. «Il libro, come sapete, non era previsto come un libro intervista ma Seewald è venuto due volte, prima e dopo la rinuncia di Benedetto, per approfondire i suoi studi per una biografia. A un certo punto dice: sono fermo in un buco ma ho posto domande a cui ho avuto risposte bellissime, è un peccato non pubblicarle. Ha dovuto convincere Papa Benedetto a pubblicarle come libro. Lui ha detto: solo se Papa Francesco è d'accordo, io cedo. E così fu».

Si era parlato di una quasi cecità di Benedetto. «Nel libro ha detto che nel '92- '93 aveva avuto problemi con un'embolia che gli ha distrutto una parte dell'occhio. Sono passati più di vent'anni e non gli ha creato problemi, tanto che nessuno lo sapeva. Poi ho presentato il libro a Monaco e quando ho detto questo, il titolo dappertutto è diventato che il Papa era quasi mezzo cieco. Per carità». Il segretario di Benedetto rassicura: «È un uomo di quasi 90 anni, ha una testa lucidissima, certo le gambe fanno sempre più i capricci... Vive da monaco, non esce mai dal Vaticano, solo quando Papa Francesco lo invita, l'ultima volta il 28 giugno scorso, per una piccola commemorazione dei suoi 65 anni di sacerdozio. L'uomo, lo vedete, diventa sempre più piccolo. Però partecipa alla vita dell'Italia, della Germania, certamente alla vita della Chiesa».

Papa Francesco verrà a Monza il 25 marzo? arriva la domanda. «Il Papa andrà a Milano. Un giorno è molto e poco. Il desiderio di voler far vedere è enorme. Ciò che esce dalla preparazione che si sta facendo ancora non si sa». Per tutti è legittimo sperare.