Epatite C, 35mila pazienti lombardi "La vera emergenza è chi non fa test"

Iardino: «Urge una commissione al Ministero per prevenzione»

Il virus dell'Epatite C è una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato. «A fine giugno risultavano in Italia oltre 185mila trattamenti avviati e nella stragrande maggioranza già conclusi con successo» secondo la Società italiana di malattie infettive e tropicali. «Le disponibilità di una cura ad alta efficacia, che consente la definitiva eliminazione del virus in circa il 97 per cento dei casi trattati, ha cambiato radicalmente la prognosi e il destino individuale di migliaia di pazienti - proseguono gli esperti della Simit -. Tuttavia, considerando l'alta prevalenza di Hcv nella popolazione generale in Italia, per aumentare la diagnosi e il trattamento delle persone infette è necessario far emergere il sommerso. È fondamentale quindi la sensibilizzazione di tutti i cittadini verso una patologia particolarmente insidiosa perchè, per anni, i sintomi possono essere silenti mentre il virus fa il suo corso producendo danni anche molto gravi, contribuendo all'insorgere di ulteriori patologie croniche come diabete, malattie reumatiche e cardiologiche».

In Lombardia si stima che al 2014 erano seguite presso i centri ospedalieri della regione circa 40mila persone con infezione da epatite C. A marzo 2019 risultavano trattati o in trattamento, più di 35mila pazienti. «Rimangono da trattare - spiega Massimo Puoti, Direttore Malattie Infettive dell'ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda - le persone non ancora inviate ai centri per il trattamento dai loro medici, le persone in carico ai SERT e i detenuti e quella porzione di persone con epatite C che non hanno mai fatto il test e non sanno di avere questa infezione».

Obiettivo del convegno patrocinato da Regione Lombardia e da SIMIT è spingere la popolazione colpita dal virus e talora ignara di aver contratto l'infezione all'eliminazione della malattia. «È urgente l'istituzione di una commissione presso il Ministero della Salute che si occupi della prevenzione e del contrasto al virus dell'epatite C» incalza Rosaria Iardino, presidente della Fondazione The Bridge. «Il virus è ancora oggi una delle principali cause di mortalità legate al fegato e, nonostante gli straordinari passi in avanti compiuti in campo farmaceutico che ci consegnano un'altissima percentuale di casi trattati con successo, siamo ancora ben lontani dal raggiungere l'eliminazione definitiva di questo virus».