«È un errore molto grave, legittima i predicatori d’odio»

La «stretta di mano» fra lo Stato e l’imam condannato non piace a Magdi Cristiano Allam, egiziano, editorialista del Corriere della Sera: «È sbagliato e grave. Si tratta di un personaggio condannato per fatti di terrorismo. Nelle motivazioni della sentenza si indica chiaramente che ha praticato il lavaggio del cervello per trasformare in terroristi dei fedeli. Nella moschea più collusa e più inquisita d’Italia, quella di viale Jenner. Lo Stato, o chi lo rappresenta, non può stringergli la mano».
Non vale anche per l’imam la presunzione d’innocenza garantita dalla Costituzione?
«Qui stiamo parlando di terrorismo internazionale, non di un furterello qualsiasi. Stiamo parlando di un personaggio che è stato incarcerato in patria per il coinvolgimento nell’assassinio del presidente egiziano Sadat. Legittimarlo come interlocutore è un fatto grave, non giustificabile da ragioni di opportunità. Lo Stato dovrebbe garantire anche sul piano formale: non si dà la mano a un predicatore d’odio».
Pochi giorni fa i Fratelli Musulmani (partito islamista egiziano) hanno invitato il governo del Cairo a boicottare l’Italia per la «chiusura» di viale Jenner. Si è parlato di un input partito da Milano...
«Mi pare la conseguenza della confusione sul piano del diritto e della legalità. Se il trasferimento di un centro colluso ed eversivo viene considerato un atto di arbitrio significa che non siamo in grado di rappresentare correttamente la realtà, e che un’iniziativa istituzionale di controllo e sanzione viene fatta equivalere a una violazione della libertà di culto».
La libertà di culto islamico in Italia non è «limitata»...
«Chi lo sostiene dice una totale fandonia. Ci sono oltre 730 luoghi di culto, sono fin troppi. È l’elevare a interlocutori personaggi del genere - sotto la lente da 15 anni - che dà la sensazione che quello di viale Jenner sia un caso di arbitrio e ostilità».
C’è bisogno di una moschea a Milano?
«Non dobbiamo porci questa domanda. Ma chiederci come operare affinché le moschee rispettino la legalità, e promuovano una spiritualità che corrisponda ai valori della società italiana. Come renderle delle “case di vetro”. Questo è il punto. Qualcuno accredita l’idea che le moschee in Italia siano poche. Ma se l’Italia continua così rischia di svegliarsi un giorno come la Gran Bretagna, dove quattro ragazzi inglesi si sono fatti esplodere, dopo aver subito un “lavaggio del cervello” di quel tipo».
Le moschee sono covi di estremismo?
«Non tutte le moschee sono estremiste, ma tutti gli estremisti escono dalle moschee. Abbiamo centinaia di casi di combattenti partiti dall’Italia. Almeno 5 kamikaze in Irak, uno uscito da viale Jenner. Altri da Brescia e Cremona. Sono casi che attestano la pericolosità di certi luoghi in cui si predica l’odio e il cosiddetto “martirio”, luoghi in cui le persone si trasformano in robot della morte».