Esame davanti al Csm Due magistrati in pole per guidare la Procura

Convocati a Roma i sette candidati Sfida Francesco Greco-Giovanni Melillo

Luca FazzoIl giorno più lungo per la Procura di Milano si celebra ieri cinquecento chilometri a sud del Palazzo di giustizia, nella sede romana del Consiglio superiore della magistratura. C'è da scegliere il successore di Edmondo Bruti Liberati, e tutti gli aspiranti - con una procedura un po' inconsueta e forse anche un po' imbarazzante - sono chiamati a spiegare al Csm il loro programma. Perché pensi di essere in grado di guidare una procura cruciale come quella milanese? Cosa farai se ti facciamo capo? Queste sono le domande cui sono stati chiamati a rispondere questi sette magistrati non giovani, tutti chi più o chi meno carichi di esperienza. Gli esami non finiscono mai.La convocazione si è resa necessaria dopo che il Csm si è reso conto di essere finito in un impasse, che da quattro mesi ha lasciato senza un capo uno degli uffici giudiziari più delicati del paese. E stando a quanto trapela ieri dalle stanze del Csm, la situazione non è cambiata di molto. Prima delle audizioni dei candidati, in testa venivano dati Francesco Greco, oggi procuratore aggiunto a Milano, e il napoletano Giovanni Melillo, attualmente prestato alla politica come capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando. E proprio Greco e Melillo pare siano stati i più convincenti nello spiegare alla commissione del Csm i pregi della propria autocandidatura. Greco, forte di una esperienza trentennale come pm, in particolare sul fronte dei reati finanziari, ha puntato molto sulla competenza tecnica e sulla conoscenza della Procura di Milano. Ma anche Melillo ha fatto buona impressione: si è visto che Milano per lui è un oggetto semisconosciuto, ma proprio questa estraneità alle dinamiche interne alla procura potrebbe rivelarsi la sua arma vincente per candidarsi a mettere fine a un periodo di lacerazioni profonde. Rispettabili, ma fuori dei giochi, sono apparse le candidature di altri «forestieri», come il calabrese Gratteri o il trentino Amato o l'altoatesino Tarfusser. Per ultimo, e davanti a un uditorio stanco, ha parlato Alberto Nobili, anche lui veterano della Procura di Milano: apprezzato dai colleghi, ma non sostenuto da nessuna corrente. Discorso a parte per Ilda Boccassini, anche lei in gara senza appoggi politici: un intervento appassionato, poco di tecnica e molto di cuore, per raccontare di essere in trincea da una vita e di avere pagato la sua indipendenza con un «prezzo enorme» anche sul piano personale. É stata l'unica dei candidati a affrontare in profondità il tema dei rapporti tra giustizia e informazione, spiegando che se fosse lei il Procuratore le uniche notizie a uscire dal suo ufficio sarebbero «quelle che si possono dare».La palla, adesso, torna al Csm: Greco o Melillo? La decisione dopo Pasqua.