Expo è come un fortino: a difenderla duemila militari

Soldati esperti, unità cinofile e apparecchiature all'avanguardia. Ecco come lavora l'esercito per garantire la sicurezza del sito

Un livello di sicurezza mai provato prima in Italia. L'organizzazione messa in piedi dall'Esercito in appena tre mesi per garantire la sicurezza dell'Expo è al pari solo di quella usata in teatri di guerra come il Libano o l'Afghanistan.

Esperti di ogni settore, reparti cinofili e apparecchiature all'avanguardia sono state schierate per non far passare nemmeno uno spillo oltre i tornelli. Un dispositivo che ha fatto di Expo un vero fortino. A capo di tutto c'è Claudio Rondano, generale di brigata responsabile dell'operazione Expo e di «Strade sicure» a Milano, Brescia, Monza e Brianza. L'ufficiale coordina 2mila e duecento militari, tra cui alpini, bersaglieri, lagunari, paracadutisti, artiglieri e cavalieri, di cui 1.700 per la manifestazione di Rho Pero.

La difesa del fortino dell'Esposizione è affidata a due task force, al cui comando ci sono i colonnelli Luca Franchini e Elio Babbo. La prima si occupa di controllare gli automezzi che devono entrare sulla piastra, la seconda controlla il perimetro, le stazioni ferroviarie e gli aeroporti. Il modello per impostare il sistema di sicurezza «ha radici in sistemi pluri-collaudati sui campi operativi ad alto tasso di rischio» precisano di soldati. E ha avuto il suo epicentro nella caserma Santa Barbara, sede del reggimento di artiglieria a cavallo Voloire. Le aree delle operazioni sono tra la fiera di Rho-Pero e il sito Expo, dove sono stati creati tre «polmoni» di attività e parcheggio degli automezzi. Il grosso delle attività si svolge quando cala il sole e inizia il via vai necessario per rifornire i magazzini delle strutture all'interno di Expo. Quando un furgone o un camion arriva ai passi carrai, è sottoposto a due step di controllo: al primo, con l'ausilio dei cani addestrati nel centro veterinario di Grosseto, vengono effettuate le verifiche sulla presenza di materiale esplodente o oggetti esplosivi. Poi, il nucleo specialistico Nbc (nucleare, batteriologica e chimica) interviene per accertare o meno la presenza di materiale radioattivo o chimico. E l'unità è in grado di intervenire sul posto per tutte le operazioni di decontaminazione e controllo di fall out . Al secondo step avviene un'esame radiografico, con un apparecchio unico in Italia. I militari, con questa scansione, verificano già visivamente se il mezzo trasporta armi o merci sospette o pericolose. Solo al termine di questi controlli, che riguardano anche i conducenti e i loro documenti, l'automezzo può accedere ai padiglioni di Expo. Inoltre l'Esercito, il cui impiego per questa operazione è stato richiesto a gennaio dal prefetto Francesco Tronca, impiega un team specialistico IEDD ( Improvised Explosive Device Disposal ) in grado di intervenire e neutralizzare ordigni esplosivi improvvisati anche a caricamento biologico e chimico. E non solo: i militari usano anche moderne apparecchiature tipo Robot Wheelbarrow mk8 plus II e Packbot 510 utilizzate anche negli teatri operativi internazionali come in Libano, Iraq, o Afganistan.

Non manca nemmeno, oltre a quello effettuato giornalmente nelle stazioni e negli aeroporti, il controllo interno alla piastra: durante tutta la notte, i padiglioni sono sorvegliati da soldati in collegamento diretto con la sala operativa della Prefettura in via Drago dove possono inviare tutte le segnalazioni in tempo reale grazie ai tablet che mandano file e foto. Nella stessa sede sono presenti presìdi di tutte le forze dell'ordine, dalla Polizia locale ai Vigili del Fuoco ai militari. Nel complesso un dispositivo di sicurezza mai testato prima in Italia in ambito civile.

Commenti

VittorioMar

Dom, 06/09/2015 - 09:31

...dovrebbe essere cosi anche in altri posti importanti del Paese,fare servizio ed educazione civica....