Il fango invade la città «Ho avuto paura di annegare al buio»

Le immagini di una città come Milano, che non è Calcutta, dove esonda un fiume come il Seveso - che non il Gange ma nemmeno il Po - non dovrebbero assomigliare a quelle di un'apocalisse che mette in ginocchio tutta la zona nord della metropoli, allagata così vergognosamente da farci sembrare l'istantanea di un paese del terzo mondo. Con gente che si toglie scarpe, calze e pantaloni per attraversare la strada nella fanghiglia e anziani che si stringono pregando e piangendo al telefono e chiedendo ai vigili del fuoco di non lasciarli morire annegati al buio visto che la luce è mancata in più di duemila abitazioni e in decine di strade durante l'allagamento (ma fortunatamente non all'ospedale Niguarda, come fa sapere A2a). Tuttavia, se stavolta il morto non c'è stato possiamo solo gridare al miracolo.
Un uomo di 67 anni caduto in acqua e con la spalla rotta ha dovuto aspettare a lungo, disteso sull'asfalto con l'acqua che continuava a scendere, i soccorsi che disperavano di raggiungerlo in tempo ieri alle 6.30. Di solito si parla di cavalcavia, di scantinati, di ascensori in tilt. Stavolta l'acqua, spinta dal vento fortissimo, entrava dappertutto e non finiva mai. E se è vero che le previsioni meteo dei prossimi giorni non infondono tranquillità, l'altra notte e ieri mattina abbiamo visto di tutto.
Con 60 millimetri d'acqua caduti senza tregua dall'una di notte alle 6 del mattino (il momento «clou», quello di maggiore concentrazione di volume di acqua, è stato tra le 2 e le 3 perché è allora che è caduto circa il 90 per cento della pioggia anche alla Bicocca e alla Bovisa) mentre il fiume è esondato per circa 9 ore, dalle 3 alle 11.30. Ininterrottamente.
Certo il Seveso stavolta ha stupito persino chi di inondazioni se ne intende: le centinaia di operatori dei vigili del fuoco, del 118, dei vigili di piazzale Beccaria e dei vari comandi ma anche quelli del Coc (Centro operativo comunale) un nucleo creato proprio per affrontare problematiche naturali improvvise e di grossa portata, tutti impegnati dall'una dell'altra notte insieme alla Protezione civile fino al tardo pomeriggio di ieri a far fronte a questa enormità.
Oltre alla «solita» zona Niguarda - dove nelle ore pomeridiane, tra il cavalcavia di viale Sarca, piazzale Carbonari e viale Regno Italico si è raccolta la fanghiglia restante - nell'ora notturna di forte intensità di pioggia l'esondazione si è spinta fino al quartiere Isola in piazza Segrino, via Jacopo Dal Verme, fino a via Lario e via Pola.
Il traffico in entrata in città è stato bloccato sui cavalcavia Bacula e in viale Monteceneri e il Comune si è appellato anche via Facebook e Twitter ai cittadini affinché evitassero l'auto, mentre la metropolitana nelle zone coinvolte funzionava con difficoltà, con la stazione «Istria» (linea lilla) tornata in funzione solo alle 12.30 e la «Zara» (linea gialla) con tre uscite chiuse per allagamenti.
Per i mezzi di superficie attese infinite, rallentamenti e continue deviazioni.
In Brianza non è andata meglio. A Cesano Maderno la rete fognaria è andata fuori uso e sotto il livello dell'acqua è finita anche la caserma dei carabinieri; a Lentate villette e condomini sono stati allagati e l'esondazione dei torrenti Bevera e Tarò ha coinvolto rispettivamente anche Seveso e Meda.