Farinotti racconta Milano Un viaggio nella sua storia

Il maestro di cinema presenta l'opera «Giants in Milan» Ecco i personaggi che hanno lasciato un segno in città

Da Mafia capitale a Milano capitale il passo è tutt'altro che breve. È però intenso. E nulla condivide con il luogo comune di una metropoli lombarda «locomotiva d'Italia». Tuttavia la storia recente sembra confermare proprio questo. La corruzione di Tangentopoli che sconvolse la politica all'ombra della Madonnina per irradiarsi in tutta Italia è un evento consegnato ai manuali. La nostra città ha fatto considerevoli passi avanti ed Expo l'ha lanciata su un palcoscenico internazionale. Al punto che ora esporta anche commissari per la gestione della municipalità di una capitale nazionale in preda alla corruzione. E Francesco Paolo Tronca, prefetto milanese fino a poche settimane fa, ora gestisce l'Urbe.

Corsi e ricorsi che si inseguono fino al lontanissimo Editto di Costantino del 313, firmato proprio a Milano, che allora concedeva la libertà di culto a qualsiasi credo. Non fu un fatto da poco, dopo le persecuzioni dei cristiani. Erano anni in cui Roma abdicava dalla sua eternità. E oggi il parallelo sembra ripetersi sorprendentemente. Capitale di un'immagine, la metropoli lombarda offre di sè il volto seduttivo e affascinante della ripresa, non solo economica. Ma urbanistica. E culturale.

A sottolineare questi cambiamenti è Pino Farinotti, scrittore e maestro di cinema, giunto al decimo volume della sua monumentale e ambiziosa Giants in Milan . Opera filmica, coordinata dallo stesso autore per la regia di Andrea Bellati, è un viaggio in bicicletta nell'intimità di una città che ha regalato e adottato talenti straordinari della cultura. Lunedì 16 alle 18, alla Sala del Grechetto della Sormani, inizierà la proiezione di questi Giants che guideranno gli spettatori a scorgere aspetti nuovi della metropoli. La bici è il linguaggio e il cordone ombelicale che lega Farinotti a Milano e si trasforma in un ideale mezzo di locomozione su cui viaggerà anche il pubblico.

S'inizierà parlando di Hemingway e Stendhal, Napoleone e Leonardo. Geni assoluti che hanno lasciato impronte indelebili tra le nostre strade. E, davanti agli occhi, ogni giorno incrociamo eredità importanti delle quali molti neppure si accorgono. Da quel volume iniziale è passato quasi un anno e Farinotti oggi sta lavorando all'ultimo figlio di questa preziosa collana. Il tema è quello dei libri. E in senso lato dell'editoria. Un settore in crisi, anche se forse sarebbe meglio dire in trasformazione. Profonda. E, per certi versi, contradditoria.

C'erano una volta le Messaggerie. Poi diventarono Mondadori multimedia store. Ora è un negozio di moda. Corso Vittorio Emanuele ha perso le librerie. «Il tratto compreso tra quelle vetrine e piazza Duomo ha il maggior marketing d'Italia. Le librerie escluse rappresentano la logica perversa di un mercato che espelle la cultura» spiega Farinotti. I libri, insomma, non si comprano più. La carta sembra un nemico d'acciaio che è meglio allontanare piuttosto di affrontarlo. Eppure Milano non si arrende. E reagisce. Nei volumi sull'editoria, in uscita a dicembre, intervengono le autorità del settore. Tra le tante, Ferruccio De Bortoli che ripercorre la storia del Corriere della Sera . E Vittorio Feltri, editorialista de il Giornale , che guarda il presente ma scruta il futuro. «Nell'acquisto di Rcs da parte di Mondadori sono state fatte molte polemiche, ma a parti invertite nessuno avrebbe fiatato». La realtà è che l'operazione rilancia sulla scena internazionale un marchio, fino a oggi prevalentemente italiano. E, ancora una volta, la rinascita parte da Milano.