«Fateci lavorare» Il grido di dolore dei caschetti gialli

«Stop alla politica degli annunci, servono atti concreti». Quello che oggi si alzerà da piazza Affari è il grido di dolore dei lavoratori del settore dell'edilizia: le compravendite di case in Lombardia sono crollate del 24% rispetto a un paio di anni fa e parecchie imprese sono sull'orlo della chiusura se non già fallite.
Attorno al Dito di Cattelan saranno schierate migliaia di caschetti gialli da cantiere: rappresentano simbolicamente tutti i posti di lavoro persi (10mila solo l'anno scorso) nei cantieri edili.
Con «l'invasione gialla» va in scena la seconda edizione della Giornata della Collera, che aggiorna il suo nome in Giornata delle Vessazioni, inglobando nella protesta un concetto che «morde» gli anche gli artigiani. In piazza ci saranno anche loro, così come già lo scorso febbraio. «È così che ci sentiamo - spiega Il presidente dell'Unione Artigiani Stefano Fugazza - vessati da una filiera burocratica che ci soffoca».
Assieme alle associazioni artigiane e delle costruzioni ci saranno anche i politici. In prima fila l'assessore lombardo al Territorio e difesa del suolo Viviana Beccalossi, che ricostruisce un quadro drammatico della situazione edile: «L'Osservatorio regionale indica, in questo settore, rispetto a cinque anni fa, una riduzione degli investimenti del 24,3%. I dati Istat - spiega - dicono che in Lombardia nel 2012 il comparto dava lavoro a 323mila persone, con una perdita occupazionale, rispetto al 2008, di 47.300 posti». Alla luce di questi dati la giunta lombarda ha deciso di istituire il «Cantiere dei caschi gialli», un tavolo di confronto per programmare la politica dell'edilizia insieme a tutti gli addetti del settore. E tentare il riscatto. «Non solo - spiega la Beccalossi -, la Regione Lombardia ha messo a disposizione delle imprese un miliardo e mezzo di euro ed ha avviato un nuovo modello di Welfare che garantisce 500 milioni a favore delle famiglie lombarde e a fondi per 200 milioni destinati agli enti locali per poter pagare i fornitori e finanziare nuovi investimenti, superando i limiti del Patto di stabilità». Ma non basta. Il vero nemico da combattere è la burocrazia che imbriglia il settore e rende ancora più complicati investimenti e costruzioni.
Il Pirellone sposa la battaglia dei lavoratori e promette il suo impegno per aggiornare le leggi alle nuove esigenze. «Una norma che andava benissimo dieci anni fa, non è detto che sia attuale oggi» sostiene la Beccalossi.
Le cose sono un po' migliorate grazie all'approvazione della legge sui Piani di governo del territorio. Un atto che da un lato garantisce una gestione equilibrata e sostenibile del territorio, dando la possibilità ai Comuni «ritardatari» di mettersi in regola, e dall'altro - cosa non indifferente in questo periodo - sblocca tremila cantieri, per un valore di circa mezzo miliardo di euro, dando fiato al settore delle costruzioni.
Assimpredil, l'Ance presieduta da Claudio De Albertis (nella foto) e le principali associazioni ribadiscono le richieste già promosse lo scorso febbraio: un cambio di rotta nelle politiche fiscali «che possano diventare strumenti di crescita», azioni per riattivare la leva del credito per le imprese e le famiglie, meno scartoffie e formalità sulla carta, più vigilanza e controlli per stanare e combattere chi opera fuori dalle regole. E infine la chiave per svoltare: sostegno per far ripartire gli investimenti nel settore. E uscire dalla crisi.