In festa le scuole private Scola: «Sì al pluralismo non vogliamo privilegi»

«Senza la libertà di educare non usciremo dalla crisi. L'educazione è bellezza, verità e bontà». In nome dei valori di luce, che rischiarano e combattono il «travaglio del mondo», il cardinale Angelo Scola ha esortato tutti i partecipanti del trentunesimo raduno delle scuole cattoliche, «Andemm al Domm», a continuare la loro azione «fino al riconoscimento finale». Striscioni come quello blu, «Liberi di educare», a cui il cardinale si è ispirato, palloncini gialli e celesti coloravano una piazza Duomo festante.
Una festa sul palco, coordinata dalla conduttrice televisiva Lorena Bianchetti, e da cui ha parlato anche Pierre Marsollier, segretario generale della Conferenza episcopale francese; una festa sul sagrato con i girotondi dei bambini. Un raduno di gente in cui erano presenti soprattutto molte religiose, simbolo della «madre» educatrice e della donna che nutre il pensiero. «Nel nostro Paese la scuola è considerata un fanalino di coda. Le scuole cattoliche sono il fanalino di coda del fanalino di coda - racconta suor Chiara, preside dell'istituto Santa Gemma -, eppure il nostro compito è grande. Non sta solo nel trasmettere conoscenza ma nell'accompagnare una ragazzo nella crescita complessiva».L'asperità del cammino grava sui genitori, «nelle cui tasche - ha detto Scola - arriva in maniera ingiusta il peso» di mantenere i figli in istituti non aiutati dallo Stato. «Sono senza lavoro e separata - dice Lorella Tramarin, madre di un un bimbo che frequenta la «Piergiorgio Frassati» di Seveso - per cui 3950 euro all'anno incidono. Il mio ex marito, che ha un lavoro precario, voleva che quest'anno iscrivessi il bambino in una scuola statale, poi di comune accordo abbiamo deciso di sobbarcarci ancora l'onere economico». Alla Frassati si è costituita un'associazione per andare incontro alle esigenze delle famiglie in difficoltà.
E' un sacrificio ben riposto? «Certo - conferma Lorella Tramarin -. Faccio la catechista. Tra i miei allievi ci sono bambini della statale che a cinque anni non sanno come si fa il segno della croce!». Eleonora ha undici anni e frequenta l'istituto parrocchiale «Vescovi Valtorta e Colombo» di Carate Brianza. «La cosa più bella della mattinata è iniziare la lezione con la preghiera collettiva. Usiamo brani dei Salmi e del Vangelo. Quando noi ragazzini preghiamo insieme, sento che siamo più uniti. Scatta un'atmosfera diversa dalla semplice lezione». Cosa significa «istituto parrocchiale»? Risponde il professor Igor Radaelli, che ne è il preside. «L'ente gestore è la parrocchia, come in questo caso quella di «Sant'Ambrogio e Simpliciano» di Carate Brianza. Un tempo ne esistevano molte di queste realtà, oggi sono rare, eppure nella statale di Carate Brianza oggi c'è una sola sezione di classe media. L'anno prossimo noi ne avremo tre di medie e due di elementari. Significa che i genitori si rendono conto di quanto siamo importanti». Ma la politica no. «Non è pubblico quello che è statale. E' pubblico quello che è del popolo» ha sottolineato Scola. «Andemm al Domm» termina con la danza dell'Accademia Ucraina sulle note dell'Inno europeo di Beethoven. Il cardinale lascia il palco per scendere a salutare tutti, soprattutto i più piccoli.