Da Filadelfia a Palazzo Reale impressionisti da collezione

In mostra cinquanta tele di noti mecenati americani con capolavori di Degas, Monet, Pissarro e Renoir

Spesso lo sguardo degli altri ci aiuta a vedere noi stessi da prospettive nuove. Succede nella vita e nell'arte. Prendiamo il caso del Philadelphia Museum of Art: più americano che mai - fu fondato nel 1876 per celebrare il centenario dell'indipendenza degli States - custodisce una delle più ricche collezioni di capolavori europei, costruita nel tempo grazie a donazioni di appassionati che spesso frequentavano personalmente gli artisti. Non a caso il nucleo fondante è costituito da opere a cavallo fra tardo Ottocento e primo Novecento. Per sei mesi non avremo bisogno di volare negli Usa per aprire nuove finestre sulla spontaneità di Renoir, le esplosioni luminose di Matisse, l'en plein air di Monet, i cromatismi di Cézanne, le intuizioni di Picasso e Klee, perché stavolta sono i tesori di Philadelphia ad arrivare a Milano: da oggi al 2 settembre Palazzo Reale ospita la splendida mostra Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art, coprodotta da Comune di Milano e MondoMostre Skira.

Si entra seguendo una linea del tempo che ripercorre un secolo di collezionismo americano. Poi, quasi d'improvviso, eccoci a confronto con le 50 splendide tele, suddivise per nuclei e temi, che spiccano in un allestimento in scala di grigi: pioniera fu la collezione Cassatt, con Marina in Olanda di Manet, la Classe di danza di Degas e la Donna con collana di perle di Mary Cassatt, unica artista americana ad esporre con gli impressionisti. Luminosi paesaggi prendono vita in «Landscapes»: in città, con la Fiera in un pomeriggio di sole di Pissarro, o nella natura, con il Ponte giapponese di Monet, e il Paesaggio invernale di Cézanne; ma ecco i «Ritratti», con il Portrait of a child di Berthe Morisot, la più illustre fra le pittrici impressioniste, La ragazza con gorgiera rossa di Renoir e un Manet in equilibrio fra linea e colore. Una sala è dedicata a Van Gogh (Ritratto di Augustine Roulin) e Gauguin (Natura morta): ovvero quando il nucleo originario degli impressionisti inizia a perdere la propria compattezza.

Di grande prestigio le opere dalla donazione White, come la Place du Tertre di Maurice Utrillo, o la geometrica Natura morta con piatto di frutta di Georges Braque, di cui è esposta anche la precedente Cesta di pesci. Vivaci atmosfere nella sala della Scuola di Parigi, in cui spicca l'onirica Sera di carnevale di Henri Rousseau. Con la collezione Stern fa la sua comparsa Henry Matisse (Donna in poltrona e Natura morta su tavolo), mentre il nucleo Arensberg ci riserva tutta la potenza delle avanguardie: i volumi corposi di Albert Gleizes (Uomo al balcone) e quelli tubolari del Picasso cubista (Nudo femminile seduto), il simbolismo di Kandinsky (Cerchi in un cerchio), il Carnevale al villaggio di Klee e le bagnanti del tardo Renoir. Tra i nudi non sfugge quello enigmatico di Mirò, un pesce candido su fondo nero. Siamo nel Surrealismo, i nomi sono quelli di Dalì (Simbolo agnostico), Tanguy (I paralleli) e ancora Picasso, con Donna e bambine: il dipinto più tardo, metaforico saluto al visitatore e a un'epoca in cui si sognava di cambiare per sempre il linguaggio dell'arte. «Sono stufo di essere moderno. Voglio essere eterno», disse un giorno l'artista spagnolo. E a suo modo ci riuscì.

Ingressi da 6 a 12 euro. Orari: lun 14.30-19.30, mar, mer, ven e dom 9.30-19.30, gio-sab fino alle 22.30.

Commenti

fifaus

Gio, 08/03/2018 - 15:57

Il titolo dell'articolo è piuttosto sciatto. Proprio non si può fare di meglio?