«Con la Filarmonica porto in piazza la nostra tradizione»

Il direttore dell'orchestra della Scala presenta il concerto di domenica: «Il pubblico ci ama»

Luca Pavanel

Direttore Riccardo Chailly, il concerto di domenica della Filarmonica della Scala che lei dirige in piazza Duomo è di nuovo sold out garantito: come mai la classica ora riesce a riempire come il pop e il rock?

«Credo che sia il risultato di una conquista progressiva. In Filarmonica abbiamo creduto tutti fin dall'inizio all'idea di questa giornata da dedicare ai milanesi. E il pubblico ci ha seguito in maniera sempre più crescente. Bisogna fare anche programmi che arrivino al cuore di tutti gli ascoltatori. Come per esempio il concerto che andremo a eseguire, quello di Cajkovskij, così come i brani italiani nel programma».

Ci sarà ancora la star internazionale accanto a lei, stavolta il violinista Nilaj Znaider con il concerto russo appunto, poi per quale motivo la scelta delle musiche italiane del '900?

«I Pini di Roma è un brano di Respighi che il mondo ama. Per dimensioni acustiche e orchestrazione, è adatto per la musica all'aperto. Poi Rota che appartiene alla sfera del grande cinema italiano, con Luchino Visconti e ancora di più con Federico Fellini. Le melodie che eseguiremo, che fanno parte delle colonne dei film Otto e mezzo e Amarcord, sono musiche che tutti noi italiani portiamo nel cuore. Rota è stato inventore di un nuovo mondo sonoro e musicale. Lo definisco il maestro del semitono, perché le sue melodie sono sviluppate sui semitoni (una nota vicino all'altra, ndr)».

Rota e Respighi sono stati a lungo emarginati, il primo perché «troppo da film», il secondo «troppo conservatore». Pare allora che non meritassero questo trattamento, visto che persino la Filarmonica li porta in piazza...

«Guardi è po' come per il Verismo nell'opera lirica italiana. Ha avuto una fase non favorevole, con una riduzione dal punto di vista quantitativo di possibilità di ascolto dal vivo. Ma oggi si è tornati a valorizzare quel mondo di fine Ottocento-primi Novecento, I Pini di Roma è del 1924. Giustamente si è tornati a rivalutarlo, perché è un periodo importante della tradizione italiana. Poi Rota è famoso per le colonne sonore ma ha scritto anche molta musica da camera e sinfonica, di valore. L'ho anche conosciuto di persona».

In quale occasione e che ricordi conserva di quell'incontro?

«Ero giovane, nel 1974. Con lui solista ho diretto il Concerto in do maggiore, a Lanciano in Abruzzo, dove formavo un'orchestra di studenti per un festival estivo. Abbiamo provato per giorni, per cui ci siamo potuti conoscere. Ho ammirato sia l'uomo di cultura sia l'uomo sobrio ed elegante nei tratti umani e nel suo modo di vestire. Poi la sua grande bravura solistica».

Tornando ai programmi, lei è sensibile anche alla musica contemporanea: pensa un giorno di portarla davanti a una situazione analoga a quella di piazza Duomo?

«Stiamo pensando con il direttore artistico Ernesto Schiavi di portare qualcosa di nuovo sì, ma al tempo stesso concepito con un linguaggio adatto e con una comunicativa che possa abbracciare tutto il pubblico di piazza Duomo. Un programma magari che possa combinare due generi, la musica classica e il jazz».

La Filarmonica sempre più nel mondo, la Scala uno dei simboli, più concerti di contemporanea: non è che Milano è diventata la capitale musicale d'Italia?

«No, non direi così. Milano però è da sempre profondamente attenta alla cultura. E non solo musicale. Questo è portare avanti un discorso che distingue questa metropoli, con altre importanti città. Fortunatamente la nostra cultura scorre lungo tutto il Paese. In senso lato sarebbe da auspicare una maggiore integrazione tra città italiane, specialmente tra le istituzioni migliori».

Qual è l'impronta che vuole lasciare al Piermarini?

«Portare regolarmente il repertorio italiano alla Scala, esattamente il repertorio che ha fatto grande questo teatro e tutti i teatri del mondo, Giacomo Puccini e Giuseppe Verdi e altri ancora. Ci stiamo muovendo anche con le incisioni. Il primo cd della Filarmonica è sugli intermezzi di opere nate alla Scala, di autori italiani; il secondo è un tutto Cherubini ed è già pronto per andare in stampa; il terzo sarà un tutto Nino Rota».