Film, pompieri e cavallucci La città dei musei nascosti

Chi l'ha detto che i musei sono noiosi? A Milano alcune case museo o collezioni sfiziose hanno in comune la salvaguardia della memoria delle variabili forme del tempo che raccontano la nostra storia e le evoluzioni della civiltà, divertendoci. Tralasciando i musei civici milanesi istituzionali, quelli che già vivono di luce propria per la qualità delle loro collezioni, diventati meta culturale per turisti stranieri, segnaliamo quelli meno conosciuti, dove non mancano le sorprese. Incominciamo il viaggio nelle forme del tempo nel Museo Interattivo del Cinema (MIC) in viale Fulvio Testi al 121, (Zara), ricavato nell'area ex Manifatturiera Tabacchi, dove in 300 metri quadrati si trovano immagini in movimento e preziosi reperti cinematografici dal 1947, anno della costituzione della Cineteca. Il progetto realizzato dalla cineteca Italiana conserva ventimila pellicole dal cinema muto ad oggi, quindicimila locandine, manifesti originali, cento foto di scena e un centinaio di pezzi d'antiquariato tecnologico per la produzione e proiezione cinematografica (www.cinemamilano.it). Passiamo al nuovo Fermo Immagine Museo Manifesto Cinematografico, inaugurato lo scorso anno, al n° 45 di via Gluck resa celebre dalla canzone di Adriano Celentano, vicino alla Stazione Centrale. La collezione del museo privato comprende cinquantamila pezzi, tra foto, buste, manifesti, locandine, foto di scena e affiches pubblicitarie. Il suo archivio è tutto da esplorare, ogni immagine evoca un film e il l'epoca che la storia rappresenta. Tra le chicche segnaliamo i manifesti dei film di Federico Fellini, di Alfred Hitchcock, di Luchino Visconti o di Stanley Kubrick, invidiate anche da Cinecittà. Cambiamo genere e tuffiamoci nella storia, al centralissimo Museo del Risorgimento, in via Borgonuovo al 23, dietro all'Accademia di Belle Arti di Brera, tra dipinti, sculture, armi, cimeli della storia italiana dall'epoca napoleonica fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia nel 1870, metaforicamente si viaggia nel tempo. Ospitato nell'austero palazzo Moriggia, tra giubbe rosse, dipinti, stampe, elenchi, lettere, bandiere, testimonianze delle guerre d'Indipendenza, le Cinque Giornate del 1848, fotografie di garibaldini convinti, che hanno prima sognato e poi fatto l'Italia, il museo dimostra che i grandi ideali, se condivisi, cambiano la storia (www.museodelrisorgimento.mi.it). Hanno fatto la storia dell'esercito italiano anche il corpo dei Vigili del fuoco, come a New York dopo il 2001 sono diventati gli eroi dopo il crollo delle Torri Gemelli, a Milano sono i custodi della nostra sicurezza.
Spesso intervengono per liberarci dagli ascensori sospesi tra un piano e l'altro, o altre situazioni simili di pronto soccorso. Il Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Milano, creato nel 1952 e inaugurato nel 1998, in via Messina al 35/37, ospitato nella sede centrale del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, vicino alla Fabbrica del Vapore, zona Cimitero Monumentale, dove tra lettighe, carrelli , un polmone d'acciaio trasportabile, pompe a mano o quelle trainate da cavallo, estintori e altre attrezzature antincendio , divise e caschetti raccontano l'evoluzione dell'arma più amata del mondo.
Tra le chicche non perdetevi la ricostruzione del centralino o più precisamente del «posto telefonico» prelevato dalla sede dei Vigili di via Benedetto Marcello, composta da: cassettone con tutte le vie di Milano degli anni Cinquanta del Novecento, una piantina della città di quegli anni e l'immancabile Santa Barbara sulla scrivania, protettrice contro i fulmini secondo la tradizione popolare.
Cercate la motocicletta «Guzzi Falcone», con ricetrasmittente utilizzata dalla colonna mobile Lombarda dal 1963 agli anni '70, una bicicletta provvista di pompe idranti del ‘900 dal design futurista, un'ambulanza sicura del 1914, una pompa a vapore «Sand Mason» usata dal 1902 al 1943 e la prima pompa «Isotta Fraschini», veicolo rosso fiammante che ha partecipato alla prima guerra mondiale, impiegata dal 1909 al 1943. (www.museovvfmilano.it), per visitare il museo è necessario prendere appuntamento, telefonando nei giorni lunedì e giovedì allo 02.3190376).
È in cerca di un museo permanente la collezione del Cavallo Giocattolo di Lorenzo Pianotti, ex artista, collezionista attualmente ospitata in una ex fornace in Alzaia Naviglio Pavese a Milano al 30, dove mille cavalli di diverso formato dal Settecento agli anni'70 provenienti da tutto il mondo, in tutte le misure e materiali, tra cavalli da giostra e una sedia di barbiere di forma equina, invitano metaforicamente i bimbi di ogni età a «cavalcare» l'immaginazione ai confini della realtà (www.touringclub.it) Concludiamo il viaggio nel Giardino dei Pensieri del Parco del Portello, realizzato dal paesaggista Charles Jencks, nuovo polmone verde nato l'anno scorso sopra il cumulo di macerie dell'ex Alfa Romeo di 80 mila metri quadrati, simile a un puzzule esoterico. Il parco del paesaggista visionario americano rappresenta lo scorrere del tempo, lento, come si desidera che sia al parco, in cui prevale la forma del cerchio o delle spirali e a terra 182 pietre bianche e 182 nere, insieme a 365 piante costituiscono il percorso che racconta l'origine del mondo.