Un film per le scuole: così si tende la «rete» contro i bulli del web

«Una vita da social» proiettato davanti a 500 studenti E su twitter creato un hashtag per parlare e denunciare

Meraviglioso strumento, la «rete». Facilita la comunicazione, le idee girano veloci. Anche quelle negative, però. È il luogo della libertà assoluta: dietro il nickname ognuno si sente libero di dire quello che vuole. Cattiverie comprese. I nativi digitali, gli indigeni di Google nati dagli anni '90 in poi, lo sanno. Ma non per questo sono immuni dai rischi. Anzi. È proprio la dimestichezza che hanno con Internet, il dare tutto per scontato, che confonde il limite tra la libertà e il male.

In Italia i casi noti di cyberbullismo, nel 2014, sono stati oltre 300. Il doppio dell'anno precedente. Le persone denunciate per diffamazione ai danni di minorenni 67. Altre 47 per minacce, 46 per ingiurie. Poi ci sono i furti di identità digitale su social network, 102 quelli denunciati. Basta poco a sconfinare laddove lo sfottò diventa discriminazione. Un terreno che può avere esiti tragici, come è successo ad Andrea Spezzacatena, il liceale 14enne che il 20 novembre del 2012 si è tolto la vita a casa sua. Solo dopo sua madre Teresa ha scoperto che era oggetto di pesanti attacchi su una pagina Facebook.

Lo accusavano di essere gay, lo chiamavano «il ragazzo dai pantaloni rosa». La storia di Andrea è diventato uno spettacolo itinerante, anzi un documentario, perché tutto quello che viene raccontato, attraverso gli occhi e la voce della madre, non è che la verità. S'intitola «Like – Storie di vita online»: realizzato dal giornalista Luca Pagliari, è stato proiettato ieri nel centro congressi della Provincia davanti a circa 500 studenti di quattro scuole medie ( IC Loria, Roberto Franceschi, Vico, Gonzaga- Tabacchi) e altrettante superiori (l'Itis Geymonat di Tradate, l'artistico Brera, il Pasolini e il Varalli di Milano).

L'iniziativa, organizzata dalla Polizia di Stato con la collaborazione di Baci Perugina, si chiama «Una vita da social», e ha lo scopo di far riflettere gli studenti sul peso, sul valore delle parole. Sulla potenza, talvolta devastante, che possono avere. Anche online, anche se dette o scritte alla leggera. E di promuovere tra i giovani la consapevolezza che degli strumenti per evitare tragedie come quelle di Andrea esistono.

«In Lombardia il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) – ha sottolineato la presidente Federica Zanella - lavora insieme al referente cyberbullismo dell'Ufficio scolastico e alla polizia postale». Quest'ultima nel 2014 ha raccolto in Lombardia 191 denunce per reati diretti o strumentali contro la persona: dentro questa categoria ci sono stalking, diffamazione, sostituzione di persona, uso indebito di dati personali, estorsione a scopo diffamatorio.

Il progetto è partito da Cagliari e, oltre a Milano, fa tappa a Torino, Padova, Ravenna, Perugia, Senigallia, Roma, Bari e Palermo.

Ma la prima arma, sottolineata ieri in apertura dell'incontro dal Questore Luigi Savina, è proprio la parola: «Il mio invito a voi – ha detto alla platea di studenti – è di denunciare, parlare». Anche tra amici, basta non chiudersi nel silenzio. Un incoraggiamento che ben si sposa con il «gioco» ideato da Perugina per l'iniziativa: con l'hashtag «unaparolaeunbacio» i ragazzi vengono invitati a scrivere riflessioni sul tema. Su Twitter: perché dalla Rete bisogna difendersi dentro la Rete.