È un filosofo androide il nuovo volto dell'arte

La personale di Goshka Macuga, tra scienza, tecnologia e spettacolo

Francesca AmèGoshka Macuga, artista che pare un'archeologa catapultata qui direttamente dal futuro, arriva alla Fondazione Prada e regala a Milano una mostra spettacolare, un viaggio nel sapere tra scienza, arte e filosofia, attraverso la fotografia, la scultura, l'architettura, la pittura. Il titolo della personale è «To the son of man who ate the scroll» (fino al 19 luglio, Largo Isarco 2)¸ al figlio dell'uomo che mangiò la pergamena, con l'ambiguità che «scroll», nel lessico informatico, è anche il movimento dello scorrere sullo schermo verso il basso. A Milano l'eclettica artista raduna tutte le sue competenze: in questa mostra è al tempo stesso autrice, curatrice, collezionista e ci accompagna in un itinerario tra futuro e passato, per riflettere sul senso del tempo e sull'origine e lo sviluppo della conoscenza. Tecnologia e retorica classica si mescolano in un percorso a tappe che comincia nel Podium: qui, tra opere che evocano il cosmo e l'origine del mondo firmate da Fontana, Giacometti e Colla, vediamo e ascoltiamo un androide una sorta di hipster con la barba lunga e bizzarre ciabatte che declama ininterrottamente un monologo. Sono frammenti, in inglese, di testi di grandi pensatori assemblati insieme dall'artista: l'androide invece è stato prodotto in Giappone da una delle società più avveniristiche del settore. Si rimane lì, come fossimo a teatro, ad ascoltare questo «robot-filosofo». Saliamo al piano superiore: ci sono cinque grandi tavoli coperti da rotoli di carta con schizzi, disegni e diagrammi tracciati da robot collegati a penne che ci raccontano per immagini le tappe salienti del sapere umano. Sopra i tavoli, pezzi d'arte antica, lettere (come quella di Einstein a Freud), sculture di Manzoni, Fontana, Roth. Sull'ultimo tavolo, un robot continua a disegnare, simbolo della genesi creativa e della sua possibile implosione (ci sostituiranno le macchine?). La terza tappa della mostra è nella Cisterna dove una suggestiva installazione presenta una sessantina di teste di pensatori eccellenti collegate tra loro: da Martin Luther King a Isaac Newton. Il percorso, iniziato con un androide che declama brandelli di filosofia, si chiude nella Galleria Sud della Fondazione: seduta nella poltrona-scultura dell'Atelier Van Lieshout, l'artista terrà, tutti i sabati e domeniche delle letture pubbliche. Lo farà nell'incomprensibile Esperanto: segnale che il nostro sogno di una lingua comune capace di raccontare l'arte, la vita e la morte, ha clamorosamente fallito.