"Forza Italia è necessaria si apra e si rinnovi Proviamo le primarie"

Ricetta del presidente del consiglio regionale Il partito rappresenta molti ma è statico

Alessandro Fermi, presidente del Consiglio regionale ed esponente di Forza Italia, come vede i risultati?

«Vedo due aspetti. Il primo è che tutti i voti o quasi sono riconducibili a Berlusconi, che ha avuto un risultato di preferenze straordinario Seconda cosa: c'è bisogno di affiancare a questo qualcos'altro, a meno che non ci accontentiamo di un partito che rappresenti meno del 10%. Chi ha ricette in tasca ben venga».

Cosa non ha funzionato?

«Il partito è apparso statico, aggrappato a questa storia. Per sostenerla credo che non ci siano molte strade se non un metodo che avvii una vera partecipazione, nello spirito con cui Fi è nata. L'alternativa rischia di essere un lento oblìo anche dei valori per cui è nata e di un pezzo di Paese».

Quale?

«Lo scenario politico è monco, manca una gamba importante che Fi ha sempre rappresentato. Il mondo delle partite Iva e dell'impresa, il mondo cattolico e dell'associazionismo che sembra dimenticato, le famiglie e il terzo settore. Chiedono di essere ascoltati».

A giudicare dal voto non va a votare o si rivolge ad altri.

«Qualcuno si guarda intorno e non si riconosce in nessuno, qualcuno vota Lega, ma serve un contenitore per dare rappresentanza a questi mondi che non sono nell'agenda del governo e invece sono il cuore dell'Italia. Siamo fra le prime nazioni al mondo grazie a una certa cultura nel rapporto pubblico-privato e invece torna lo statalismo. Al netto del reddito di cittadinanza, la cultura italiana e lombarda è altra ed è animata da voglia di futuro».

E da europeismo. Ma la Lega sembrava volesse uscire dall'euro addirittura...

«L'Europa ha bisogno di un'Italia più forte. Il nuovo governo europeo nascerà su un asse tradizionale ed è lì che serve esserci. Stare ai margini indebolisce l'Europa e indebolisce l'Italia. Va bene cambiare l'Europa ma molte imprese nostre si sono salvate, negli anni della crisi, solo con l'export. D'altra parte mi pare che tutti ormai abbiano capito che l'uscita dall'euro è una prospettiva impraticabile».

Come spiega il persistente successo leghista anche al nord?

«Con la mancanza di una alternativa credibile per rappresentare quel mondo. Col tema immigrazione, infine con la grande capacità di comunicazione di Salvini. Ma ora il problema sarà una legge di stabilità che appare molto complicata. Ora è il momento di passare dalle parole alla realtà e con alcune scelte come il reddito di cittadinanza rischiamo di penalizzare proprio investimenti e detassazione. Anzi, rischiano di dover procedere a un doloroso aumento delle tasse. O dell'iva: una pillola mortale».

Il centrodestra c'è ancora?

«Tanto più Fi riesce a rilanciarsi tanti più Salvini prenderà atto che l'alleanza coi 5 stelle rischia di bloccare il Paese. O si hanno le idee chiare o rischiamo di danneggiare le speranze degli italiani. E le idee chiare ce le ha il centrodestra».

Cosa farà Forza Italia?

«Un partito del 10% non si butta via. È una base importante su cui lavorare, con l'ambizione di arrivare al 20, coinvolgendo tutti e valorizzando chi viene candidato e dimostra di essere capace. E guardi che la capacità, che i nostri amministratori hanno, è sempre più rara, anche perché a furia di star dietro alla demagogia si fa sempre più fatica a trovare persone disposte a impegnarsi. Anche sulle indennità dei sindaci occorre fare un ragionamento non demagogico».

Lei si è candidato al Consiglio di Albavilla, dove è stato sindaco?

«Abbiamo vinto con una civica guidata da un iscritto a Fi. Abbiamo battuto una civica del Pd. Lega terza, nonostante l'exploit Europee».

Mariastella Gelmini ha rimesso il mandato da coordinatrice lombarda di Fi.

«Aveva già annunciato di voler portare il partito solo fino al voto. Quindi è un atto di coerenza che le va riconosciuto, ciò detto potrebbe essere l'occasione per lanciare un modello nuovo, con una fase interlocutoria di preparazione e a settembre le primarie. Un metodo nuovo».